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Tomo primo.
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VII
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» Tir

della romana repubblica passavano dal senato al podere, dallaspada alla marra, dalla gravità della toga alla modestia delsajo, e credeano non invilirsi volgendosi tra i lavoratori delcampo, dando mano alle laboriose faccende del rustico vivere;più abbondanti ed ubertosi produceva la terra i suoi frutti: equesto non già perchè, come poeticamente si esprime l’ele-gantissimo Plinio, le zolle andasser superbe nel vedersi la-vorate da quelle mani illustri e vittoriose, e si sforzasseroquindi di riescire più fertili, ma sì perchè, come in ognigenere di discipline, a bene operare si richiedono amore e co-gnizione perfetta della cosa, diligenza, regola, osservazioneed esperienza per compierla: nel che senza dubbio queigrandi uomini erano a dovizia forniti.

Ognuno impertanto nutrirà amore vivissimo per l’Agri-coltura, e, potendolo, si farà di essa la più diletta occupazio-ne, mentre tanto splendore diffuse, come dice Columella ,da ascriverla fra le arti che più s’ avvicinano alla sapienza.Gli antichi conobbero siffatta verità e quindi innalzaronoall’ onore dell’ apoteosi i primi maestri di essa. Ebbero per-ciò'Cerere, Trittolemo e Bacco templi, culto e misteri, chesi celebravano colla più profonda venerazione ; e la ricono-scenza copriva i loro altari con le primizie de’campi e dellagreggia, nel mentre che ingegni elevati sorgevano a dettaregli opportuni ammaestramenti.

Uscita così l’Agricoltura dalle mani de’Fenicii e dei Cal-dei, alzossi a grande onore nei bei giorni dell’Egitto , dellaGrecia e di Roma’ , perchè nel sorger dei regni e delle re-pubbliche si trovò in essa racchiudersi la opulenza, la gran-dezza e la forza non effimera degli Stati. Attesa la fertilità