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Tomo primo.
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mali voraci. Non v’ha che un sol ca-so, il quale però molto è raro nei nostripaesi, in cui è vantaggioso abbruciarequesti terreni, ed è quando, in con-seguenza della loro umidità, della lorosituazione e della natura degli strati in-feriori che ritengono l’acqua, vi si èaccumulata per un numero d’anni piùo meno grande una tale quantità di resi-dui organici, i quali, intralciati, formanouno strato nerastro, leggero e spugno-so, e totalmente sterile, che appellasiTorba . In questo caso i terreni siliceio calcari sono divenuti terreni torbosi ,e l’abbruciamento è la più utile pra-tica che possa mettersi in opera.

§. 27. Se l’abbruciamento è sem-pre utile nei terreni argillosi , è semprenocivo nei leggeri ; accade frequente-mente ch’esso sia vantaggioso nei me-dii , i quali però possono risentirne gra-vissimo danno, quando venga eseguitosenza discernimento. Il perchè noi con-sigliamo a non ricorrere all’ abbrucia-mento, che nel caso in cui la terra siamolto erbosa e intralciata di radici fortie legnose, la cui decomposizione si effet-tua troppo a rilento. Al contrario poil’abbruciare tali terreni è un perderesenza frutto parte notabile dell’ ingrassocontenuto nei medesimi, e forse ancheun deteriorare la loro costituzione.

§. 28. Il nostro celebre professoreGioberti scende pure in aringo a farciconoscere gli effetti del fuoco. Colleterre leggèri, dic’egli, tutto si riducead abbruciare imperfettamente le erbee le barbatelle che sono disseminate frale parti della terra. La combustione èsempre imperfetta, sia perchè nella ma-niera con cui si dispongono le zolle siprocura di dare all’aria soltanto un taleaccesso che basti a mantenere la com-bustione, e si mantenga assai lenta, siaperchè la materia vegetale inviluppatadi terra, viene preservala in gran parte

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dall’azione dell’aria, si riscalda, si de-compone, senza potersi tuttavia abbru-ciare, e si riduce in carbone. Risultatodi tutta la operazione sono le cose se-guenti. Parte della materia vegetale siabbrucia perfettamente e si fa in cenere,sebbene questa parte sia assai poca, e lacenere contenga ancora molto carboneche rimane da abbruciarsi. Il caloredella materia che si abbrucia scomponela rimanente porzione vegetale, la qualeè dalla terra guarentita dalla ignizionee questa si carbonifica. Mediante sì fattacarbonifìcazione si svolgono dei fluidiaereiformi che in parte la terra ritiene,e in parte lascia disperdere, e si svol-gono nel tempo stesso dei vapori oleosi,i quali vengono condensati dalla terrache se gli appropria.

§.29. Trattandosi di terre leggeri ,tali effetti si verificano meno compiuta-mente di quello che sia colle forti. E perle prime, al certo, lo discomporre questematerie vegetali a mezzo della putrefa-zione è molto migliore consiglio ; chepiù di materiale nutritivo ne riceve laterra. Per le seconde poi avvengonole medesime cose, ma con maggior gradodi utilità ; imperocché le emanazionioleose si fanno in maggior quantità amotivo d’essere la combustione menoattivata pei più grandi ostacoli che latenacità della terra mette al concorsodell’ aria. Le stesse emanazioni oleosevengono più avidamente assorbite dal-l’argilla che in queste terre è più abbon-dante. A tutti sì fatti utili,l’abbruciamen-to, nelle terre forti , ne unisce un altromolto importante, ed è quello di dive-nire la terra meno tenace, perchè latenacità delle argille è dal fuoco di-strutta, come il vediamo nei mattoni.

§. 3 o. Ma l’azione del fuoco, diceapertamente Diclcson , durante il tempodella combustione,massimamente se por-tata ad un alto grado, sprigionando, e