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que’ fondi che comunemente dicesi ave-re il calcinello, e che sono in gran parteargillosi? Ma su ciò a luogo opportuno.( V. CALCINELLO. )
CAPO TERZO.
METODI COI QUALI SI ESEGUISCEl’aBBRUCIAMENTO.
§. 36. Dicemmo di sopra, comesiasi occupato di questo argomento an-che l’Accademia Agraria Coneglianese :quindi riesce utilissimo conoscere ilmetodo da essa approvato.
8. 3y. Il tempo opportuno d’ in-cominciar l’opera ( disse nell’Accademiasuddetta il signor de’ Cristojòli) è su-bito dopo fatto il taglio dell’erbe, agliultimi di luglio o ai primi di agosto ; eil momento più conveniente è quandola terra sia umida dalla pioggia.
g. 38. La macchina occorrente èil nostro comune aratro munito delsuo coltro tagliente. Con questo si araper lo lungo tutto il terreno, in modoche tutta la superficie erbosa ne restidivelta.
§. 39 . Nell’arare si avverta che leradici della cotica restino tutte rivolteall’insù, ed esposte al sole, cui in quellastagione prestamente disecca.
§. 4o. Passali alcuni giorni di co-cente sole, a mano d’uomini, armati dizappone,si fanno rivoltare tutte le zolle,ridotte già collo zappone a pezzi indi-stintamente grossi e minuti, e le si av-vicinano appoggiandole 1’ una control’altra, ed esponendo al sole la loroparte più umida.
Questa operazione dirigasi in mo-do che le zolle così abinate formino
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(a foggia di porca larga) filari lunghi eparalleli, sì che tra l’uno e l’altro di es-si resti buona porzione di terreno perlo lungo che sia sgombra di zolle.
§, 4 1 • dò fatto, per questi spaziintermedii sui quali non istanno più zol-le, si rientri coll’aratro, e si riari pro-fondamente tutta la terra che si è giàvuotata.
§. 42 . Dopo pochi giorni di sole,nuovamente si facciano rivoltare le zol-le, e nel rivoltarle ed abinarle di nuovosi trasportino tutte sopra del già riaratoterreno, tanto che resti sgombro quello,sopra del quale le zolle erano posteda prima.
g. 43- Coll’aratro si rientri allorain questa porzione di terreno sgombratae si ari profondamente nel modo de-scritto al g. 41 . Così facendo lo stratoeziandio di terreno ch’era di sotto allasuperficie erbosa sarà egli pure profon-damente arato.
g. 44- Scorsi altri due o tre giornidi sole, si costruiscano i forni, al qualeoggetto s’ abbiano prima preparate lenecessarie legna ben secche,poca paglia efascine, tagliate queste e quelle in pezzinon più lunghi d’un piede e sei once.
g. 45. Nel mezzo della terra aratae vuotata di zolle alla distanza di duepertiche per quadrato, si rincalzi colbadile la terra smossa dall’aratro, for-mando un cerchio a guisa di buca dapiantar mori ( o gelsi ) del diametrodi piedi due poco più all’ incirca : nelmezzo di essa buca si ponga una man-ciata di paglia o di foglie secche, ed al-l’intorno si collochino quattro pezzi difascine assettati in piedi gli uni appog-giati agli altri, nonché,pure in piedi, do-dici a sedici pezzi di legna come quelle,per dir così, che si adoprano nelle no-stre cucine, tagliate già come poc’anziabbiam detto.
g. 46 - Allora si prendano di quelle
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