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Tomo primo.
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ABI

cl. di_ Med.) definisce 1 ’ abitudine perla modificazione impressa agli esseri vi-venti dalla ripetizione degli stessi atti,dalla continuazione delle medesime im-pressioni : modificazione per cagiondella quale questi esseri divennero peruna parte più proclivi e più dispostiagli atti che furono ripetuti, e dall’altrain vario grado sensibili alle impressioniricevute ; da ultimo, acquistarono certedisposizioni diverse da quelle che daprima avevano

Modifica la propria natura.

§. 2. Ogni essere vivente deve allapropria organizzazione primitiva, a ciò■che dicesi la sua natura , certa quantitàdi bisogni, di disposizioni, di falcoltà ;ma tale organizzazione non è punto ne-cessariamente ed assolutamente immu-tabile, anzi risulta capace di modificarsifino ad un determinato punto, ed en-tro ai limiti prefissi; e quindi pure leabititudini originarie sono alquanto su-scettibili di cambiamento.

Cause che producono talemodificazione.

§. 3 . A due cause principali sipossonoascrivere queste modificazioni, cioè alloesercizio medesimo ed all’uso degli orga-ni ed alla impressione dei corpi esterni.Basta per un lato, che gli organi ope-rino (non però eccessivamente) accioc-ché essi diventino sempre più dispostiad agire, ed acciocché l’atto ad essi spe-ciale risulti loro maggiormente agevole.Per un altro Iato, gli esseri viventi han-no coi corpi esterni certe relazioni ne-cessarie ed inevitabili ; ed avvegnachésotto tale aspetto ne sieno essi i pa-droni, e se li sottomettino, ciò nulla o-slante i corpi esterni li modificano fi-no a certo grado, obbligandogli a model-larsi, proporzionarsi e coordinarsi secoloro. Se il grado in cui sono gli organiesercitali per dir vero non oltrepassi lamisura di attività a cui li determina ua-

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turalmente la loro forza intrinseca, gliorgani non appaleseranno un’attitudineed una abilità superiori a quelle da es-si primieramente dimostrate, giusta laloro organizzazione primitiva. Del pa-ri, ove la impressione dei corpi esternisia soltanto la più conforme alla naturadegli esseri viventi, o se (avvegnaché di-versa) non venga prolungata per modoche la modificazione da essa prodottarisulti permanente, in tal caso purenon avverrà niuna nuova abitudine. Maladdove per l’opposto l’esercizio degliorgani sia molto ripetuto, incontreran-no essi tale attitudine all’ adempimentodell’ atto loro proprio, che questo siappaleserà spesso quasi da sé senzavolerlo, e senza accorgersene, fosse puranche di quelli che vengono primitiva-mente prodotti soltanto dalla volontàdecisa e forzata. Così pure allorquan-do la impressione fatta dai corpi ester-ni è prolungata , la modificazione chene soffrirà la economia animale sarà adun tempo tanto profonda e durevole,per modo che siffatta impressione di-venta allora non solo tollerabile, mainoltre necessaria e reclamata con esi-genza, quand’ anche riescisse di quelleche sono primitivamente nocevoli. Al-lora in ambidue i casi emergono certedisposizioni diverse nella loro natura, oalmeno nel proprio grado, dalle altreche aveansi primitivamente, e questenuove disposizioni formano ciò che di-si abitudini.

Deduzioni da farsi.

§. 4- Da codeste prime considera-zioni intorno a ciò che costituisce, real-mente la essenza AAYabitudine ed in-dicando siffatto vocabolo la organiz-zazione modificata, come quello di na-tura esprime la organizzazione primi-tiva, ne risulta lecito trarne con A de-triti stesso alcune importanti conse-guenze applicabili appunto alla educa-