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Tomo primo.
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primo apparato se ne aggiunge un se-condo e spesso un terzo del tutto si-mili , ed i quali, onde occupino menospazio , si dispongono a zigzag. L’ a-cqua è posta in circolazione con unmodo ingegnoso, adottato pure in moltefabbriche, All’estremità inferiore G delsistema dei condensatori, alzasi un tu-bo perpendicolare , la cui lunghezzadev’ essere un po’ maggiore del pun-to più alto del sistema medesimo . Nelpunto II trovasi collocato un cortissi-mo tubo, piegato verso terra, e che la-scia uscirel’acqua sovrabbondante. Que-st’acqua, somministrata da un serbatoio,viene condotta, col mezzo del tubo per-pendicolare, nella parte inferiore del si-stema, e riempie tutto l’intervallo chevi è fra i cilindri. Quando l’apparato èin attività, i vapori nel condensarsi ri-scaldano 1’ acqua , che, divenuta cosìpiìi leggera , va nella parte superioredei cilindri, la quale è già anche natu-ralmente quella che contiene 1’ acquapiù calda, essendo la prima traversatadai vapori ; così allora se si versa del-J’ acqua nel tubo verticale in G, que-sta ne caccia fuori altrettanta di quellacontenuta nel cilindro superiore peltubo II,

E’ apparato di condensazione finiscecon un condotto di pietre I, coperto esepolto nel pavimento. Alla estremità Edi questa sorta di grondaja, è un tuboricurvo che versa i prodotti liquidi inun primo serbatojo , Quando questo èpieno, scaricasi da sè, per un foro fat-tovi ad una certa altezza, in un serba-tojo più grande . Il tubo che terminanella grondaja, è immerso nel liquido,ed intercetta in tal guisa la comunica-zione coirinterno dell’apparecchio. Ilgas che si svolge, viene condotto peltubo LL sotto il ceneraio del fornello;questo tubo è munito di tura chiave Mfi qualche distanza dal fornello medesi-

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mo , onde poter regolare il getto delgas, e interrompere, volendo, la comu-nicazione coll’interno dell’apparato. Laparte del tubo che termina nel fornello,alzasi perpendicolarmente alcuni polli-ci sopra il terreno , e termina in formad’innaffiatoio N. Con questa disposizioneil gas può distribuirsi uniformente sot-to il vaso, senza che il tubo, che lo con-duce, possa essere ostruito dai combu-stibili o dalle ceneri.

47 . La temperatura necessaria peroperare la carbonizzazione non è mol-to considerabile (0 5 verso la fine peròbisogna innalzarla fino ad arroventarei vasi ; e la durata dell’ operazione èanch’essa necessariamente proporziona-ta alla quantità di legna che si carboniz-za in una volta . Per un vaso che con-tenesse un mezzo decastereo bastanoott’ore di fuoco. Si conosce che la car-bonizzazione è compita dal colore dellafiamma del gas ; da principio è d’ unrosso giallastro; poscia diviene azzurra,quando si svolge più ossido di carbo-nio che idrogeno carbonato, e in finediviene affatto bianca. Ciò nasce proba-bilmente dall’essere la combustione piùcompleta a motivo che il fornello è al-lora più riscaldato. Un altro mezzo piùcomune per conoscere il fine dell’ope-razione è il raffreddamento di queiprimi tubi che non sono circondati diacqua. Si spruzzano sulla loro superfi-cie alcune gocce di acqua , e quandoquesta si evapora senza strepito , se nededuce che la carbonizzazione fu pro-lungata abbastanza. Allora levasi il lutoall’ allunga , e si fa rientrare nel primotubo in cui è ioguainata ; chiudoqsi im-mediatamente gli orificii con piastre dilamiera di ferro guarnite di creta impa-ci Dalle esperienze di Runjord risultache la carbonizzazione nasce anche ad uucalore non tanto forte, purché sia conti-nualo per 0 36 ore.