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stato messo i/3oo del suo peso di per-cloruro di mercurio ; quando i corpihanno reagito chimicamente fra loro, illiquore presenta dell’idro-clorato di cal-ce e della calce in dissoluzione, e delperossido di mercurio precipitato.
§. 2 . Quest’acqua non si adoperache all’ esterno, dopo averla agitala : èleggermente stimolante ; ciò che la feceannoverare fra i detersivi: la si usa persollecitare la cicatrizzazione di alcuneulceri.
ACQUA FEBBRIFUGA DE’ PI-SCIARELLI artefatta.
§. i. Conosciutasi per moltissimeesperienze del oh. dott. Leltieri prof,di medicina in Napoli la singolare vir-tù febbrifuga dell’ acqua minerale de’Pisciarelli , luogo non molto distan-te dalla mentovata capitale , tentò disurrogacene un’ artefatta a vantag-gio di chi non potesse averne dalla suasorgente . Vi riuscì felicemente per viadianalisi e di sperimenti; avendo l’acquaartefatta di sua invenzione le stesseproprietà di quella della sorgente deiPisciarelli. Il dotto Pietro Orlandi, va-lente medico romano,dopo d’aver fattocon quella del Leltieri felicissime cured’ uomini, lodevolmente pensò di pre-pararla anche per uso degli animali, on-de poter vincere le febbri epidemiche,le quali talvolta su di essi fanno gran-dissime stragi, giudiziosamente propor-zionando la dose degl’ ingredienti allanatura dei respetlivi animali.
Preparazione.
§. 2 . In ogni libbra d’acqua co-mune si scioglie un’ ottava parte di al-lume di rocca crudo, poi si feltra collacarta quest’ acqua , indi si aggiungecirca venti gocce di spirito acido divitriolo.
Uso.
§.3. Ecco come si esprime il suddet-to Orlandi nella sua Memoria, impressa
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in Roma 1’ anno 1776 , intorno la ma-niera di farne uso.
§. 4- Si dovrà ogni ora sommini-strare al Bue due libbre d’ acqua cosìpreparata,l’uso della quale si dovrà so-spendere facendo qualche esacerbazionela febbre se è continua, o se è intermit-tente nell’accesso del nuovo parossismo;e dopo quaranta ore dell' accesso me-desimo converrà fare ritorno al metodoprimiero. Si potrà nel tempo stesso chesi usa 1 ’ acqua anti-febbrile, sommini-strare alla bestia ammalata qualunquesorta di bevanda: il qual metodo cura-tivo si andrà di tratto in tratto varian-do, a norma che si vedranno cangiarei sintomi del male ; cioè ogni due ore,poi tre, poi quattro ec. si darà il sud-detto febbrifugo. Anche dopo la guari-gione del Bue , per maggior cautelaconverrà somministrargli quest’ acquaper una diecina di giorni, al peso di lib-bre sei in ogni mattina. Negli armenti poila dose dell’ acqua si dovrà adoperarein minor quantità, valutando la staturae costituzione del grosso bestiame conquello degli armenti ; il quale rimedioconverrà diluire con altrettanta acquacomune.
§.5. Noi crediamo, che rispetto alCavallo potrà essere sufficiente il darnedalle tre alle cinque libbre nel modosuddescrilto in ragione della sua corpora-tura; e questa dose potrebbe anche con-venire alla Vacca . Segueil sullodato Or-landi dicendo che, secondo la natura etemperamento dei bestiami, vedrassi agi-re sì fatto febbrifugo; imperciocché in al-cuni moverà il ventre, in altri la traspi-razione ; come noi abbastanza , avendoprima valutata attentane ente la differenza,struttura e meccanismo del corpo umanocon quello delle bestie, abbiamo osser-vato la somma efficacia di questo nuo-vo ritrovato nelle febbri di natura pu-trido-biliosa, sì continue che intermit-