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do li fa passare in un terzo e così diseguito, fintanto che la condensazionesia perfetta. Si vede evidentemente, checon l’aiuto di questo apparato, appli-cabile alla distillazione, ottenere si pos-sono parecchi gradi di spiritosità , se-condochè la condensazione viene effet-tuata nel primo, nel secondo, o nel ter-zo di quei vasi immersi nell’ acquafredda.
g. 23 , In un secondo apparatoGlauber colloca una storta di rame inun fornello ; fa egli, che il becco ter-mini in una botte ripiena del liquido,che vuole distillare ; dalla parte supe-riore di quella botte esce un tubo, ilquale si adatta ad un serpentino di-sposto in un’ altra botte ripiena d’ a-cqua. Da questa disposizione si rileva,che il liquido contenuto nella primabotte, riempie continuamente la storta,e che riscaldando quest’ ultima, s’im-prime sollecitamente a tutto il liquidodella botte un grado di calore sufficien-te per effettuarne la distillazione ; dimodo che con un piccolo fornello , e, con poca spesa si viene a riscaldare unvolume considerabile di liquido, Glau-ber si serve con vantaggio di questo in-gegnoso apparato per riscaldare i bagni.
g. 24. Filippo-Giacopo Sachs , inun’opera stampata a Lipsia nel 1661,sotto il titolo di Fitis viniferae , e/us-que portinai consideralio , etc., ci la-sciò un completo ed assai prezioso trat-tato sopra la coltivazione della vite,sulla natura dei terreni, dei climi e del-l’esposizioni, che le convengono, sullamaniera di fare il vino, sulla ricchezzadi varie nazioni in questo genere, sulladifferenza e confronto dei metodi usatipresso ciascuna di esse, sulla distilla-tone dei vini, ec. Vi si vede soprattut-to nell’ultimo capitolo, che solo deveoccuparci in questo momenlu, che gliantichi avevano diversi metodi d’estrar-
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re lo spirito di vino, i quali consisteva-no, o nel sollevare l’alcoole con un dol-ce calore, o nell’impadronirsi dell'acquacontenuta nel vino coll’allume calcinato,0 nel collocare tele grosse sulla cucur-bita , o nell’assiderare il cappello dellambicco per non lasciarvi passare senon i vapori più sottili, o nel far ter-minare la caldaia in un collo lunghis-simo.
§. 2 5 . Lo stesso autore parla an-che dell’alcoole, ossia della quintessen-za, quinta essentia, ed offre i diver-si mezzi d’estrarla. Ut vero spiritus vi-ni alcohol exaltctur , variis modistentar uni ehymici: quidam multis re -petitis cohobationibus ; aliqui inslru -mentorwn altitudine; alii spongia aleni -bici rosti um obturente , ut, aqua re -tenta , soli spiritus transircnt ; nonmultiJlamma lampadis , ut ad suminumgradina depurationis exaltaretur.
§. 26. Mose Charas , nella suaFarmacopea, stampata nel 1676, hadescritto l’apparato di Nicolò Lefèvre ,aggiungendovi alcuni perfezionamenti :vi adattò egli un refrigerante al cap-pello.
§. 27. Si possono osservare anco-ra negli Elementi di Chimica di Bar-chusen , stampati nel 171 8, ed in quel-li di Boerhaavve , che comparvero inParigi nel 1733 , varie procedure,mediante le quali si perviene act otte-nere dell’alcoole purissimo con una so-la cotta ; tutte queste procedure peròhanno ciò di comune, che si fa percor-rere il vapore per lunghissimi tubi, percondensare i vapori acquosi, e non ri-cevere in ultimo risultato, che lo spiri-to di vino il più puro ed il più leg-gero.
§. 28. L’apparato che più general-mentesi usava negli stabilimenti distilla-toci consisteva :
In una caldaia rotonda, larga quali-