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ricali facceude agrarie la voce della na-tili a, che mentre fa rinverdire alcuni al-fieri rivestendoli di foglie , insegna alcontadino che è il tempo di seminare ilgrano. Pochi sono così industriosi quan-to i suddetti popoli, per ricavare pro-fitto dai vantaggi cui somministra la fa-vorevole combinazione del luogo coper-to di spontanei vegetabili che altrove opoco si curano, o come inutili affatto sicalpestano. So che si opporrà esseretutto ciò necessario, attesa la natura delloro clima ; ma io risponderò che questo stesso forma la nostra condanna ,mentre, anziché trarre vantaggio dagliespedienti cui ne forniscono le propiziecircostanze de’ luoghi ove viviamo, nonsi corrisponde da noi coll 1 industria aibeni che ci donò la natura. I libri sve-desi e danesi finalmente, per ciò chespetta all' economia campestre, la qualedipende principalmente dal saper met-tere a profitto le cose più indifferenti ,meritano tutti gli elogi. Abbiamo alcu-ne macchine relative all’ Agricoltura ,inventate nel Nord, assai utili. Que’po-chi che abbiamo latini, e gli estratti dimolti altri scritti in idiomi a noi per lopiù sconosciuti, ci provano all’evidenzaquanto dissi fin qui. Un agronomo cheli conoscesse, scorrendo gli scritti deglisvezzesi Brauner , Nordcnberg , Dahl-ìnan , Gadd, Ilasscl , W'elin, Lidbeckìed Hagslrom ; e dei danesi Hans Egc-tle, Honebow , Eontoppidan e S/ior-ron , leggerebbe chiaro il torto di'quemollissimi che vanno persuasi non po-tersi da noi apprendere dagli autorigeorgici del Nord cosa che valga adavanzare le pratiche della nostra Agri-coltura.
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Spagnuoli. ,
§. 5^4- Pochissimi sono gli autori!georgici di questa nazione, cui ho po-l
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tuto consultare. L 1 Ha iter ne annoveranon pochi nella sua biblioteca botanica;ma in Italia non ne esiste, per quantoho potuto raccogliere , quasi nessuno.Non mi è riuscito di avere altra re-lazione sullo stato dell’ Agricoltura spa-gnuola, che quella che ci forniscono an-cora assai di rado i giornali francesi. Soche vi sono dei giornali ad essa conse-crati. Le corrispondenze però sònocosì intralciate, le spese di porto tosigravose, e soprattutto il costo dei libripagnuoli tanto eccessivo, che nulla arri-va a noi. Intanto alcuni di loro nazionesi dolgono che in Italia non si ha grandeconcetto della lettura spagnuola. Macome abilitarci ad averne, se non abbia-mo su che formarlo ? Non s’ignora chele scienze naturali in Ispagna sono alpresente in molto onore, si conosconodi fama alcuni dotti, e si deplora l’im-matura perdila del sommo botanico Ca-vanillcs , che ne’ suoi viaggi nel regnodi Valenza si mostra grande intelligentedelle cose campestri. Così si facilitasse-ro ai letterali i mezzi di conoscere ilmerito delle nuove opere ch’escono al-la giornata. Mi limiterò a dire di avereascoltate 'le lodi di non pochi georgicispagnuoli.
§. 5y5. II più magnifico elogio chefar si possa di tali scrittori, si è quellocui loro profondono i Francesi . Nessu-no ignora la rivalità di queste due gran-di nazioni che a gara sempre 1’ una al-l’altra tentarono di strapparsi l’imperodella perfezione nelle arti uLili. In Fran-cia si è latto moltissimo in questi ulti-mi tempi per migliorare l’Agricoltura ;e si è veduto al §. 2. 0 quanto sieno aI stimarsi molte delle lorp opere. Conlut-