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tociò i moderni scrittori di questa na-zione confessano di non essere ancoraarrivati ad emulare davviciuo gl’ Ingle-si, e tuttodì pongono innanzi agli occhide'loro concittadini esempi da imitatetratti dall’Agricoltura di quelli. Qual-che Francese, come accennai, cui nonpiacquero tali eccitamenti, si lagnò dellamania che v’ era di volgarizzare inutil-mente degli scritti georgici inglesi, qua-siché nulla di buono s 1 immaginasse odescisse in Francia sullo stesso argomen-to. Ma i più bravi filosofi, con quellagrandezza d’animo propria degli spirilisaggiamente illuminati , persuasi chequell’ interesse che forma la vera felici-tà deH’uouio, esser deve uno in tutti, eche le particolari rivalila non debbonoinai impedire che la società intera aspi-ri unitamente a conseguirlo, credonoopportuno di servirsi ancora dei van-taggi stessi che hanno i loro rivali, on-de finalmente ottenerlo.
§. 576. Ma quali meriti offronoqueste opere che tanta lode riscolono ?Non il metodo scientifico, giacché a nonpoche manca; non lo stile fiorito, men-tre sono scritte con molta semplicità ;e non le descrizioni amene, delle qualiassai scarsamente sono fregiate. Io pen-so che la solidità dei precetti e consigli,che non presentano nell’esecuzione tan-te difficoltà come altri che si leggonopresso gli scrittori di altre nazioni ; chela preferenza che si dà alla storia deifatti esperimenti , omettendo le vaneminuziosità ed esibendo le cose utili ;che la semplicità dell’esposizione, senzaesagerazioni ; che l’imparziale giudiziocui gli autori portano sulle diverse pra-tiche tanto vecchie, che nuove ; che laprofondità delle viste, che non trascu-rando le cose piccole, non le valuta pe-rò all’eccesso : io penso, dissi, che tuttiquesti pregi trovandosi in una gran par-te delle opere inglesi, le reudano tanto
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universalmente stimate. Quelle pocheche si conoscono tradotte in francese ,mi sembrano ornate di quasi lutti gl’in-dicati meriti. Non è dunque meravigliase vengano i georgici inglesi raccoman-dati allo stadio degli agronomi. Il mag-gior servigio però che abbia prestatol’Inghilterra all'Agricoltura, si è l’averemostralo col fatto, che non v’è cosa piùatta ad assicurare l’aumeuto dei grani,quanto il libero commercio dei mede-simi.
§. 577. Conchiudo questo mioqualunque siasi Discorso coll’invitaregli abitanti particolarmente della nostrad’Italia a fare una riflessione. Si ammi-rano le pratiche agrarie della Francia edell'Inghilterra. Ma si faccia un confron-to dello stato della coltivazione di que-sti paesi col nostro. Esistono quadri chementre esprimono i miglioramenti e leentrate dei medesimi, non possono dis-simulare esservi ancora grandissime e-stensioni di terreni incolti. Basterà leg-gere i giornali inglesi per convincerse-ne, e l’opera del sig . Depradt, de Vélatde la culture en France , per persua-dercene. Fra noi si conoscono pocheestensioni non sottomesse a regolare col-tivazione. Dunque persuadiamoci che lanostra Agricoltura non è tanto da aver-si in disistima, e che assai minori curee spese ella esige per essere condotta adun maggior grado di perfezione. Io loripeto ; riconosciamoci ; impariamo lastoria de’ nostri metodi ; cessiamo dalpregiudizio, che è sventuratamente trop-po radicato, di credere che fuori delcircondario delle rispettive nostre pa-trie non siavi chi ben coltivi il campoe l’albero, o sappia educare i bestiami:osserviamoci a vicenda ; comunichiamo-ci i nostri secreti ed usi particolari : al-lora ci troveremo assai più ricchi diquello ci crediamo, e non avremo biso-gno di solcare i mari e valicare le alpi