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§. 4 - Gli aiuti che hanno rappor-to alla sensibilità del tatto , sono quellidella mano, della briglia, della bacchet-to e delle gambe del cavaliere. Quelliche fanno impressione sopra i sensi del-la vista e dell’ udito derivano dalla lin-gua, dal fischio, dalla bacchetta mede-sima, la quale, acciocché faccia bene ilsuo effetto, non deve eccedere nè in lun-ghezza, nè in cortezza. La bacchetta nelmaneggio non solo serve di aiuto , maanche di castigo a misura che più omeno delicatamente si adopera. Per aiu-to essa si fa vedere sempre al cavallodalla parte opposta a quella ov’ esso o-pera ; la quale in tutt’ i cangiamenti dimano si porta colla punta alta.
§. 5 . La bacchetta rende vantag-:gio anche allo stesso cavaliere, perchèassuefa la sua mano destra a potere sen-za imbarazzo tenervi, quando occorra,la spada e ad avere la libertà di maneg-giarla, senza che la mano sinistra proviveruna difficoltà del far operare il ca-vallo secondo il bisogno. Talvolta si fi-schia la bacchetta dall’ innanzi all’ in-dietro col braccio alto e libero per ani-mare il cavallo; ma questo brillanteaiuto troppo innanzi lo spinge finchéesso non v’abbia, preso almeno qualcheassuefazione. Quando con la punta del-la bacchetta si tocca leggermente laspalla di fuori, ciò serve ad alleggerireil dinanzi: e quando poi dal cavalieresi tiene sotto mano, passata al disottodel suo braccio destro, e battendosi conla punta al disopra della groppa del ca-vallo, essa lo ravviva, e dà giuoco aquesta parte: e quando con essa da unUomo a piedi si tocca dinanzi il cavallosul petto, e sopra le ginocchia, o .su lenocche, gli fa piegare le braccia.
§. 6. Il tocco di lingua , volgarmen-te detto trinco di lingua , è suono chefa impressione sull’ udito del cavallo. Ciòsi fa allorché si spiega la lingua, pigian-
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done colla sua punta il palato e ad untratto con violenza si scocca a guisa dimolla, da esso distaccandola con vio-lenza. Il rumore o la voce che n’ esce èun aiuto che mirabilmente serve ad ani-mare e stimolare il cavallo all’ unioneed all’ ubbidienza ; rendendolo così av-vertito de’ castighi altre volte da lui pro-vati per non aver corrisposto a questoaiuto. Conviene però servirsene con di-scretezza, sì perchè la continuanza diquesta voce non farebbe più grande im-pressione sull’ organo dell’ orecchio del-1’ animale, sì perchè è cosa spiacevoleil sentire continuamente darla al caval-lo, e sarebbe capace a lungo andare diindurlo piuttosto alla pigrizia, in vecedi eccitare in esso un bel fuoco ed unapronta ubbidienza. Altri vi sono pureche per acquietare l’ardenza del cavalloche ha troppo fuoco, fanno uso del fi-schio: ma ciò si dovrà lasciar fare aicavallari, ai più rozzi cozzoni, ed aipiù ignoranti cocchieri che ne hanno laprivativa; essendo questo un aiuto ri-dicolo ed improprio nel maneggio. Siè detto di sopra che gli aiuti che ope-rano unicamente sul senso del tatto so-no quelli della mano je delle gambe;poiché non si può chiamale un cavallobene ammaestrato, quando esso nonubbidisca con esattezza ai moli della ma-no e delle gambe del cavaliere, la cuimano sinistra regola le parti anterioridi questo animale, come le posteriorisono dirette dalle gambe di chi lo ca-valca. Intorno agli aiuti della mano chesi comunicano alla briglia, ved. mano, esuoi effetti.
§. 7. Circa gli aiuti delle gambedel cavaliere, diremo che quando essesono vicine al corpo del cavallo servo-no non solo a rendere naturale e bella1’ altitudine del cavaliere medesimo ( v.attitudine ), ma ancora a fare che gliaiuti sieno specialmente dati più secreti