A L B
1110 forma, non parlando degli epitetiche possono ricevere.
Gli antichi li riportavano tutti a'lue specie, cioè ai pomi ed alle noci : manoi li dividiamo in quattro generi. I.-diberi Pomiferi (Pomiferae), il fruttodei quali cioè, una capsola inviluppa-te in una sostanza carnosa. II. Alberi adrupa. (Drupferae), il cui seme è rin-chiuso in un nocciolo legnoso copertoda una sostanza polposa. III. Alberi anoce (Nuciferae) : il loro nocciolo nonè già inviluppato da alcuna sostanza car-nosa, e il seme è rinchiuso nello stessonocciolo legnoso. IV. Alberi a bacca(Baciferae) , i quali hanno un ricetta-colo pieno e sugoso, in cui sono inse-riti i semi.
Relativamente alla loro forma, es-sa è irregolare o simmetrica: alla pri-ma si riferiscono le forme degli alberidi pieno-vento, di mezzo-vento ,• dell’^/-bero nano , e del Cespuglio ; alla secon-da, la Spalliera, la Controspalliera, ilPalmetto , il Parasole, il Tetto, la Ciot-tola o imbuto , il Pennecchio , la Pira-mide, la Girandola, il Paso , e la Pal-la, il Pergolato , il Berceau, ed il Cor-done.
Coltivazione.
§. 5. In generale questi albericollivansi più per servire al lusso cheper profitto. Sono però grandementeriprensibili que’ contadini che trascuran-do la coltivazione di tali alberi si pri-vano di un cibo che loro nulla coste-rebbe, e solo poca fatica, e quanto de-lizioso al gusto altrettanto salubre. Eperche non vestono essi o i loro cortili,o le rive de’ loro campi, eziandio dellepubbliche vie ne 1 loro confini, di pruni,di ciliegi, di pomi, e d’ altri simili alberi,c he 'quando sono un po’ cresciuti, s’in-nalzano colla propria forza, e più biso-gno non hanno della nostra assistenzaandoci liberalmente i frutti loro ? Vi é
ALI!
appena stato alcuno che ha fatto cinge-re d’ alberi fruttiferi la strada pubblica,rendendola così deliziosa ai viandantied utile ai contadini. Ciò facendo gene-ralmente sarebbero meno a temersi i la-dri campestri, che rubano le frutta nonsolo, ma agli alberi stessi e alle vigne,ed ai campi recano nocumento, e T e-sempio di que’ pochi che molli alberifruttiferi hanno nei loro fondi, difesiappena da una siepe, e il vantaggio con-siderabile che ne ricavano, dovrebbeanimarli alla coltivazione e alla non dif-fidi custodia de’ medesimi.
E quelli pure che ne coltivano sonoriprensibili a due riguardi: i.° Perchècoltivano cattiva qualità di frutta inve-ce di procurarsi la migliore; 2 .° Perchèdalle frutta medesime non ritraggonoquel vantaggio che ne potrebbono. Questidue difetti dell’ Agricoltura nostra in-fluiscono non meno sul prodotto deifondi che sulla salute degli abitanti, co-me osserveremmo trattando particolar-mente d’ ognuno degli alberi fruttiferi,ove pur vedremo come d’alcuni fruttipossa farsi uso più proficuo. L’ aver buo-na qualità di frutti è oggidì facilissimacosa, dacché molti signori hannosi pro-curale le migliori specie o per mezzod’innesti o colle pianticelle medesime.
Comunque sia, sarebbe di grandeimportanza che questa educazione nonfosse tanto trascurata in Italia . DicevaRe (Eleni. V. i) ben giustamente ches’ignora dalla massima parte la manie-ra di vantaggiosamente ridurli a dare lamigliori frutta possibili, e che pochissi-mo s’intendono le finezze dell’ arte; maa questo potremo facilmente rimediarvistudiando le opere di Re stesso, ad an-che il cel. Trattato che or ora pubbli-carono i chiariss. nostri prof. Morettie Chiolini (Degli Alberi full feri, Milano, i834.)
Molti altri vegetabili, come il cala-