Band 
Tomo terzo.
Seite
314
JPEG-Download
 

"> 1 4 A. L B

lenlu raffreddare, e riscaldare F atmo-sfera. ( V. questo vocabolo.)

§. 29.4. E diffatti, chi non sa cheallorquando la Germania era più co-perta di boschi, temperato era, assai piùche al presente, il calor naturale del cli-ma d’Italia ?

§. 2g5. Gli alberi riuniti in grannumero attraggono le nubi., determinanola caduta delle acque da! cielo, e le fo-glie percosse dai raggi del sole spando-no alcuni vapori acquosi nell’ atmosfe-ra. L’uomo adunque assai profittarnepotrebbe dalle molte osservazioni cheabbiamo in proposito, ora restringendole foreste in confini più brevi, ed oradilatandole, moltiplicandole e distribuen-dole con particolar artifizio (i).

( 1 ) Nell’America e nell’Africa , comeriflcUe giustamente Thouìn (Dici, des Se.Nat.), esistono immensi paesi, i quali sonocoperti ila nebbie , e sommersi dalle piog-ge e dalle acque dei fiumi traripati. Que-ste ha sse terre, a cui fanno ombra grandialberi o folte liane , non essendo mai esposteal calore del sole, non possono quindi per-dere 1’ umidità coll’ evaporazione. Ora, sesi arrivasse a scoprirle, il calore del climanon larderebbe a rasciugare questi fondimarazzosi, e ciò sarebbe un acquisto per laspecie umana. Conviene aggiungere inoltreclic diminuendo l’estensione delle foreste,i granili fiumi riceverebbero minori piog-ge, avrebbero un corso più placido, e cosìnon inonderebbero i paesi vicini, come ac-cade troppo spesso in quei climi, dove l’uo-mo, pigro ed improvvido, ignora le risorsedel suo genio, e non sa combattere nè sot-tomettere la natura. Al contrario quelle sab-ine ardenti dell'Africa dalla piantagionedegli alberi convenientemente slabiliia sirenderebbero praticabili. Essi coll’attirarele nubi ci procaceerebbcro l’umidità tantonecessari»! alla loro vegetazione ed al loroprosperamento, ed i fogliami ed i frantumidi questi alberi formerebbero col lasso ditempo un terreno su cui il coltivatore istrui-to piantare potrebbe la più ubertosa cam-pagna. M» a sì diffìcile meta deve concor-rervi quella lurz.i ed industria di cui perverità sono appena capaci le nazioni piùincivilitc-

A L B

§. 296. Agli avanzi degli alberi de-posli da secoli sul terreno deve F uomola formazione di quel terriccio che for-ma e assicura la dovizia dei raccolti, spe-cialmente dei cereali. Ma quegli abbon-dantissimi prodotti a poco a poco si at-tenuano, perchè o assorbito quell’ hu-mus dalla vegetazione, o via trascinalodalle pióggie, o non più formato in granparte per il male inteso trasporto deirami e delle foglie degli alberi, il terre-no rimane sterile del tutto. E sterili so-prattutto si rendono i nostri boschi, percui, diceva benissimo il nostro /le, nes-suno ignora lo stato loro miserabilein mollissimi luoghi, e lo stato di deca-denza a cui è spinto tuttora, non ostan-te le cure che al terminare del cadutosecolo sortosi dati i governi per opporvialcun riparo.

§. 297. Sarebbe pur desiderabilouna voli a che, rinunciato dal coltivatoreal piccolo pronto guadagno d’uno scar-so raccolto, si dedicasse piuttosto a mol-tiplicare daddovero gli alberi lutti piùprofittevoli. Coltivi egli le annuali pian-te nella pianura, ma renda boschiva lamontagna. Non v’ è terreno, il più ari-do, il più bruciato dall’ afa del mezzo-dì clic non lasci prosperare quelle spe-cie di alberi, che ad esso gli convengo-no. Il gran danti Leopoldo ordinavadelle piantagioni sulle vette delle mon-tagne di Toscana .... Ah, perchè intutta l’Italia, nell’Europa , anzi dovun-que, a vantaggio dell’umanità, tal leggedai sovrani non viene promulgata e ri-petuta?

§. 298. Non havvi chi ignori es-sere l’aria da noi respirata un corpocomposto ili gas azoto, e di gas ossige-no; che questo soltanto è indispensa-bile alla vita degli animali, ma che, sic-come, ove fosse solo, non infingerebbe adistruggere i corpi organizzali, così dalprimo vieti temperato, e si sa inoltra