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Tomo terzo.
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piante a succhiare un cibo assai sostan-zioso.

§• 288. Alcuni altri autori riguar-dano certi morbi come epidemici, per-chè propri a un gran numero di pian-te; altri ne distinguono di -endecimi, per-chè solo alcune assalite ne vengono ;mostrano degli altri, e sporadici li di-cono, perchè 1’ uno o l’altro vegetabilene va infetto. Fu pure in ogni tempoaccarezzato il pensiero di appoggiare imorbi dei vegetabili ai sistemi medicivigenti. Perciò, ponendo in non cale glisforzi de’ più antichi, non devesi trala-sciare di ricordar come non da moltianni siasi creduto adottare il sistemadegli umoristi, facendo derivare ognimorbo, tranne le lesioni, dalla cattivaqualità dei fluidi. Altri seguirono i det-tami che Brown introdusse nella medi-cina, c di queste teoriche imbrattaronole pratiche agronomiche, e su questistessi principii Tuli e Chatcavicux pro-posero persino di annullare l’indigestosistema dei concimi e di adottare invecesoltanto la meccanica mescolanza dellesostanze terrose.

§. 289. Il nostro Re fece pure inmodo da tenersi vicino ai progressi del-la medicina, e quindi non polendo ab-bracciare il sistema Browniano che inallora stava crollando, nè darsi ad unaltro, perchè ancora non si era ben mo-stralo sull’ orizzonte, credette formar-sene uno quasi suo proprio, se dir ve-ramente Io si possa sistema, il qualenon regge ai lumi ed ai desidera d’ og-gigiorno.

§• 290. Noi imperlante che Italia-ni ci addossammo le insegne di Escula-pio, mentre maggior lume ed incremen-to vanno prendendo le sublimi teori-che della Nuova Dottrina Medica Ita-liana, sentiamo un certo orgoglio nazio-nale, e diciatti puro un dovere impostocianche dalla situazione in cui ci siam po-D / s . d' A gr., Voi. 1 II.

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sii, nell’adot tare, in quanto è concesso ene permette V argomento, gli stessi ita-liani principii, e dietro quelli cammi-nare e nella teorica e nella pratica, per-chè ben crediamo meglio studiarne lacondizion patologica che qualunque va-na classificazione.

§. 291. Nello stato d’incertezza incui ancora restano le cognizioni sullemalattie delle piante, e. nella confusionedei sintomi dei morbi coi morbi stessie colle loro cause, in cui molte vollecaddero gli scrittori, fu forza al cele-brato conte Filippo Re, di cambiare lamaggior parte degli antichi nomi. Nellascelta si valse egli dei pochi che la lin-gua nostra gli presentava, e pel rima-nente, come dice ei medesimo, si trovòastretto ad usare parole tratte dal greco.

§. 292. Noi ci vaieremo degli stes-si, fatte pochissime eccezioni, dappoi-ché la cangianza dei nomi non è un pas-so di avanzamento nella pratica, c piut-tosto ci faremo scrupolo di approfitta-re di tulle le più recenti osservazioni,ed Sviluppare, per quanto in noi si pos-sa, ogni cosa che riguarderà le singoleinalai lie di cui si faremo a lor volta atrattare.

CAPO QUINTO.

VANTAGGI ED CSI DEGLI ALBERI.

§. 2 g 3 . Gli alberi sono produzio-ni le più belle e le più maestose del re-gno vegetabile, e un dono preziosissi-mo della generosa natura. Innumerevolisono i vantaggi che essi apportano di-rettamente e indirettamente agli animalidella terra e dell’ aria, ora ollrcndoun’ombra amica, ora frutta abbondantic soavi, ed ora anche trattenendo allasuperficie della terra T umidità e la fre-schezza, c temperando i calori della sta-te, per cui 1’ uomo potrebbe a suo tu-

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