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Tomo terzo.
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mano un germoglietto di un solo inter-nodio della lunghezza di poche linee fi-nito da un nodo avente una gemma ter-minale quasi obliterata, e una lateralemeglio nudrita, ma che nella superficieineguale del legno non si distingue senon è osservata appostatamente.

§. io.E questa gemma laterale chenella primavera seguente si apre in fio-re e allega un frutto che sembra usciredal legno, tanto vi è vicino, ma che infatto è il prodotto della gemma di unanno.

Ecco ciò che ha dato luogo all’o-pinione di alcuni che hanno credutoche 1’ Albicocco metta dei fiori sul vec-chio. Gallesio non crede che esista inalcuna pianta esempio di fiori prodottida gemme avventizie. Quanto all’ Albi-cocco , è certo che non ne produce chenegli occhi della messa dell’ anno ante-cedente, e quelli che sembrano usciredal legno, spuntano sopra un germoglioavventizio, ma in una gemma nodaleche non ha più di un anno.

§. il. Il fiore dell’ Albicocco ècomposto di un calice monofillo divisoin cinque lobi ottusi e rossicci, nel qua-le sono inserti cinque petali bianchitondeggianti, 20 a 3o stami della lun-ghezza della corolla, e un ovario sferi-co, vellutato che si cangia in frutto.

§. 12 . E' questo il misterioso la-boratorio della fecondazione ove si for-mano nello stato regolare delle cose letante fisonomie che gli agronomi hannochiamale varietà, 0 dove si combinano,quando le proporzioni normali vengonoalterate, quei germi guazzabugliali e ir-regolari che si legano per 1’ azione delleforze di affinità, ma che si sviluppanoin mostri. La maggior parte di questiesseri infecondi, che non si conservanoche con metodi di moltiplicazione arti-ficiali che possedè l’Agricoltura, porta-no le loro mostruosità nei pericarpi del

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frutto. Ma se ne combinano spesso diquelli che la portano nei fiori, e nell’Al-bicocco la coltura ne ha conservato unosconosciuto sotto il nome di albicoccoa Flou doppio. (V. questo vocabolo.)

Dimora.

§. 1 3. Sembra originario dell’ Asia superiore, ovvero anche dell’ Armenia ad essa vicina, come lo annunzia il suonome latino— Prunus armeniaca . Mi-cheaux ed Olivier ci fanno sapere, eh’egli cresce in Persia, senza esservi col-tivato, e che le sue varietà ivi germi-nanti sono in maggior numero, e dannofrutta più saporose delle nostre; indiziosicuro, che quel clima è ad esso più fa-vorevole, e che più si avvicina al veroclima suo naturale.

§. i4-In ogni modo certo si è, chel’Albicocco fu prima portato in Roma , eposcia per tutta l’Europa : difratti èindubitato che ivi lo si coltiva fino daltempo dei Romani.

Descrizione delle varietà.

§. i5. Nei giardini s’annoveranoda venti e più varietà o specie giardi-niere di’albicocche, ricordate solo in parteda Duhamel nel suo eccellente trattatosugli alberi fruttiferi , cssendovene inPersia e fra noi delle altre da lui nonconosciute, e non ancora descritte. Suc-cede degli albicocchi ciò che succede contutti gli alberi fruttiferi coltivati da luu-go tempo, che tutte le loro varietà cioèsi confondono insieme per gradazionitanto insensibili, da rendere imbarazza-to il più esperto giardiniere, al sentir-sene domandare un’ esatta classificazio-ne di tante modificazioni, che si perdo-no e si formano, sia accidentalmente, siastudiatamente ; diciamo anche studiata-ménte, perchè un nocciolo d’ una dataspecie, riposto in un dato terreno , dàuna varietà, i di cui noccioli, riposti dinuovo in circostanze diverse, ne pro-ducono una nuova, che s’allontana forse