A L B
Ciò che conferma Gnì/csio in que-sta opinione si è il vedere che la varie-tà precoce è ora sconosciuta in Tosca-na , o vi è rarissima ; almeno egli nonl’ha potuta trovare in alcun luogo, eneppure negli orti di Pisa , i quali, inpunto di Albicocchi , sono i più ricchieh’ egli abbia veduti in Europa .
Dopo tutto questo potrà sembra-re assai strano che questa varietà sicoltivi con estensione nel Genovesato :cesserà però la meraviglia quando si rifletta che non vive in questo paese chein uno stato artificiale, e, come dice Gal-lesio , quasi come una pianta esotica.
La varietà tardiva , che noi riu-niamo sotto lo stesso titolo, è quellache si trova in certa abbondanza nellitorale Ligustico ove prospera assaianche in aperta campagna. La precoceinvece non si trova quasi che nel Savo-nese.
Non è che in questo territorio, an-corché amenissimo, si goda di una tem-peratura più dolce del resto della Ri-viera, e più propria a questa pianta : lanatura non gli ha dato alcun vantaggiosotto questo rapporto , e il suo clima,ancorché temperato, non eguaglia quellidi Nervi, di San Remo e di Nizza : maP industria de’suoi abitanti supplisce aldifetto del clima, e i vantaggi della sualocalità eccitano e sostengono questaspecie d’ industria col beneficio che leassicurano. Situala all’ imboccatura diuna delle gole più basse dell’Apcnnino,e nel centro del golfo Ligustico, Savo-na provvede di frutti i mercati di To-rino e di Genova ; quindi essa è sicu-ra di trovare un esito vantaggioso aquesta squisita primizia, che è ricerca-tissima nelle tavole di lusso, e la di cuicultura, ancorché costosa, diventa unoggetto di speculazione.
Premesso quanto sin qui abbia-mo delto , nessuno ci chiederà se
ALE 343
VAlessandrina precoce si coltivi in Pie-monte ed in Lombardia . Il clima diquesti paesi è troppo rigoroso per pre-starsi ad una pianta così delicata ; el’amatore che pur volesse averla, sareb-be obbligato a governarla come unapianta esotica in una specie di serra.
Usciti d’Italia noi potremo for-se trovale quest’ Albicocco in Ispa-gna, nell’Africa, e nei bei climi dell’Asia minore, da dove ei debb’essere passalofra noi. Ma nessuno lo ricercherà certa-mente nelle Pomone oltramontane. Ilvecchio Duhamel descrisse molte varietàdi Albicocchi di paesi caldi sotto il no-me di Abricot. de Provence , Abricol dePortugaì , ec. Si vede però dalle descri-zioni che tutte quelle varietà apparten-gono bensì alla classe delle Alessandri-ne , ossia delle Albicocche bianche , mache non hanno a che fare non solo col-la nostra precoce , ma nè pure colla lu-cente tardiva.
Nè è giammai accaduto a Gal-lesio in effetto di vedere queste due va-rietà in Provenza ove ne ha mangiatemolte di quelle a polpa bianca, le qualivi prosperano assai.
Credeva piuttosto il Gallesio ditrovare la varietà tardiva nel giovaneDuhamel , il quale, avendo per oggettodi completare 1’ opera del vecchio, pa-reva dover riunire nella stessa tutto ciòche si conosce ai nostri tempi in puntodi frutti; ma ha riconosciuto,che, alme-no per ciò che riguarda gli Albicocchi ,questo scrittore non fa quasi che co-piare il suo originale, e non solo nonvi fa alcuna aggiunta, ma dichiara fran-camente che è forzato a passar sotto si-lenzio molte varietà che si coltivanonel mezzodì della Francia, in Italia enel resto di Europa australe, perchè so-no sconosciute a Parigi .
Il Jinoop passa assai leggermen-te sull’ articolo dell 1 Albicocco , e si