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Tomo terzo.
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chiude è bianca, rilevata, e di un gusto

dolce.

Tale si è 1’ albicocca figurata nel-la tavola che accompagna queste pa-role , nella grandiosa opera di Gal-lesio.

Essa è senza dubbio la miglio-re delle albicocche, ma non è natu-rale in Italia se non che nelle provinolepiù meridionali.

Il primo a farla conoscere ai Po-mologi è stato il Porla. Egli la descrivenel suo Pomarium sotto il nome volga-re di albergio ; e la rapporta alla pre-coce degli antichi, che è una delle spe-cie principali in cui egli divide l 1 albi-cocco.

Crede Gallcsio che Porta abbiapreso un abbaglio non solo nella divi-sione specifica che ha adottata, ma an-cora nel fare dell’ albergio una specieunica ed isolata, poiché è certo che esi-stono delle varietà perfettamente similia questa, e che non ne differiscono chenel tempo della maturità ; e forse ne èuna Yumbiliaco dei Bolognesi, che Gal-lcsio crede la mugnaga dei Lombardi(v. la nota a p. 538), e che il Porta diceessere lo stesso del suo albergio.

Esattissima però n’ è la descri-zione ch’egli ne ha fatta nel suo Poma-rio e che combina così perfettamentecoi caratteri che Gallesio ha osservatinel Albicocco precoce, che non lascialuogo ad alcun dubbio sulla sua iden-tità.

Il suo albero , dice egli, non èmolto grande : le messe sono rosseg-gienti e punteggiate di biauco : le foglie,somiglianti a quelle del pioppo nero,sono puntate, terne o quine e col discoseghettato ; il fiore è bianco come quel-lo del cilegio : il frutto somiglia a quel-lo del pesco per la forma, ma è moltopiù piccolo, e pare una susina alla buc-cia ed all’odore, ma è assai migliore :

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la polpa è gentile, di sapore squisito, dicibo sano, c che si accorda ai malati.

Esso fiorisce in Gennaro coimandorli, o poco dopo, e matura inMaggio prima degli altri frutti fugaci :ama un clima caldo ed aprico, e unluogo ben sicuro dai venti, come lepianure di Sorrento e della Sicilia :è raro in tutti gli altri paesi d’Italia ,perchè, fiorendo di buon’ora, se i rigo-ri del verno non cessano presto ei per-de i suoi fiori, i quali restano bruciatidai venti.

Certamente che quest’ albicocconon si trova descritto da alcun altroPomologo con un’ eguale esattezza : main mezzo al laconismo degli agronomi,egli si riconosce ciò non ostante in altriautori, e specialmente nel Cuponi, ilquale lo descrive assai accuratamentenel suo orto del principe della Cattolica.

Gallesio non ardisce riportarlocon asseveranza neW Alessandrina Mal-tese dei quadri della reai villa di Ca-stello .

Quantunque si sappia che il gran-duca Cosimo Terzo de'Medici, per cuiscriveva il Micheli ( e che fu quelloche fece rappresentare nei quadri che siconservano ancora nella reale villa diCastello , i frutti che si coltivavano alloranelle sue ville), avesse raccolte le varie-tà le più ricercate da tutte le parli, especialmente dal regno di Napoli ; purela delicatezza del nostro Precoce, e ilrigore del clima Fiorentino ci danno mo-tivo a congetturare che l’ Alessandrinadi Malta del Micheli, ancorché prove-niente da quell'isola ove abbonda il Pre-coce, fosse piuttosto la varietà tardiva ;poiché non essendovi fra di esse unadifferenza sensibile di figura e di gusto,non si può inferirne il contrario nè dalfrutto che si vede dipinto nei quadrisuddetti, nè dalla descrizione molto la-conica del Micheli.