ALI)
rossa, ohe non è capace di tollerare iraggi d’una viva luce: sono anche chia-mati Chacrelas, Dondos e Bedos.
Questo color bianco pallido del-la pelle e dei peli è un affezionemorbosa di tutta 1’ economia che vienea mostrarsi specialmente sull’epidermi-de e le sue dipendenze, e passa bensovente di generazione in generazione,la qual circostanza lo ha latto riguar-dare, benché a torto, come il caratteredi una razza distinta. Alcuni mammife-ri e più comunemente i Topi , le Mar-tore , le Lepri , i Conigli , e fra gli uc-celli, i Corvi imperiali , i Corvelli , oCorvi de' campanili , i Merli e molti al-tri, presentano quest’alterazione, o mo-mentanea, o per tutto il corso dellalor vita. (V. Uomo.)
ALBINUM. (Boi.)
Nome che esprime il color biancodella pianta.
ALBIOGE. (Moli.)
Specie di seppia.
ALBIONE. ( Entom.)
Savigny comprende in questo ge-nere da esso formato tulte quelle speciedi sanguisughe che hanno la coppettaovale molto concava, sei occhi soprauna linea trasversale, il corpo cilindri-co-conico, verrucoso e con anelli mol-lo distinti. F. SaNGDISCGA.
ALBO (Fico.) (Ortic.)
Nome di una varietà del Jicus ca-rica.
ALBORO. (Ittiol.)
Cosi chiamasi nel veneto litoralelo Sparus Frylhrinus, pesce congene-re coll aurata , che arriva all’incirca allastessa grandezza, e che è molto buonoa mangiarsi.
E' questo il Pagello dei Tosca-ni, e Fravolino de’ Romani, e quandoK piccolo dicesi Medagiola dai pesca-,on di Chioggia. n. D.r nardo.
ALBORO PAGNESCO. (luiol.) I
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Cosi chiamano i pescatori di Chiog-gia un pesce facile a confondersi col pre-cedente, più comune nel litorale roma-no ed egualmente buono a mangiarsi. E*1’ Acarnone degli antichi, ed una varie-tà dello Sparus pagrus di Linneo.
d. D.r NARDO.
ALBO CANE o ALBO GRECO.
(Ter. Zooj.)
Indicavansi anticamente con que-ste espressioni gli escrementi del cane,ai quali erasi giunti far assumere certocolor bianco, e che adopravansi per me-dicina. All’ oggetto di ottenerli con tul-te le qualità volute, ponevasi cura dinutrire i cani soltanto con ossi, e diseiegliere a tal uopo 1’ epoca dei grandicalori della canicola, come Libavio nedà il precetto. Per quanto poco si ri-fletta, si riconoscerà subito, con Four-croy , che gli escrementi bianchi del ca-ne non sono altro che il fosfato di calcespettante alle ossa, spogliate di qualun-que materia organica, mediante 1’ attodella digestione ; praticavansi altre vol-te quali diseccanti, astergenti, aperiti-vi, maturanti, risolventi e simili. Nècomprendiamo già a norma di qualiprincipii se ne sia suggerito l’uso con-tro le idropisie ; non è forse egualmen-te ridicolo il vederli a somministrarenei casi di dissenteria cronica, colla in-tenzione di mondificarele ulceri da que-sta malattia prodotta negl’ intestini 1Neppure era maggiormente ragionevolelo applicarli, come si fece dipoi, sulleverruche per diseccarle, sui tumoriper fonderli e rammollirli, sulle ulcerimaligne per detergerle, od il prescri-verli all’interno contro gl’ induramentidelle tonsille e la scheranzia. Questomedicamento ributtante è affatto sban-dito dalle farmacie ; solo se ne conoscetuttavia il nome che ricorda gli erroridella infanzia dell’arte medica.
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