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sussistenza delle piante. Le erbe poiuniversalmente attaccate , ne restanoquasi sempre vittima, e se per avven-tura cede il morbo ai rimedi e alle la-vorevoli circostanze esterne o alle pro-prie della sua costituzione ( ciò che al-!tri-chiamerebbero forze medicatrici del-la natura ) pur nullameno giammai ri-tornano allo stato primiero di robu-stezza.
Inoltre il pronostico deve fondarsidietro le alterazioni che fossero nate sullepiante. Imperocché, se i vasi sono ostrui-ti o distrutti dalla materia morbosa chevi si ristagnò per entro, come potràcompiersi 1’ usala traspirazione, ancor-ché cessino le cause malefiche e suben-trino le favorevoli ?
§. 17. Diceva uno scrittore oltra-montano, non avervi rimedio all’ albu-gine, ed essere perciò miglior consiglioquello di lasciar operare la natura; ma,per verità, l’uomo nato a scrutinare ead approfondirsi, potendo, nelle piùrecondite cose della troppo spesso im-perscrutabile natura, come dovrà re-starvi contento entro sì angusto con-fine ?
Ad appagare imperlante i propriisforzi, bisogna innanzi tratto assicurarsidella causa che produce 1’ albugine,dappoiché se la cattiva coltivazione la-sciasse che il terreno sortumosood umi-do vi fosse poco declive, o in genera-le mal lavorato, in questi casi facilesi presenterebbe il rimedio col renderlopiù asciutto, col rivoltarlo appena clicsi manifestano i primi sintomi del male,con lo sminuzzarlo, eco. Il piò delle vol-le però dipende da irregolarità di sta-gione, e qualora agisca questa è vano"gni sforzo. Tutti gli scrittori imper-lante non altro consigliano che la reci-sione dei rami infetti assolutamente per-duti, e diciamo assolutamente, perchè
Dii. fVJgr., Voi HI.
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tu tutta osservazione che la smania di ta-gliar troppo negli alberi fruttiferi ne man-da molti a male.
La recisione dei rami infetti deglialberi si farà quando il morbo si mostri,! e sieno per cessare le cause : se però èpresso il verno, allora dovrà aspettarsia praticarla nella successiva piimavera,ed in quest’epoca meglio vedremo qualisieno le perdite reali dell’ albero, e noni correremo pericolo di diramar troppo,: ma solo di esportare quanto impedisseil corso della vegetazione.
Pur nullameno suggeriscono al-cuni di farvi il salasso ed anche il cau-terio, o sia di praticarvi alcuni fori inque’rami degli alberi, o farvi dei ta-gli per agevolare l’uscita dell'umore ar-restato entro i vasi della pianta . 11cauterio o si pratica sui rami o sulleradici ; nel primo caso si fa al di sottodei rami offesi, e nel secondo su di unIato delle grosse radici, allungando il ta-glio dall’ alto al basso pel tratto di dueo tre pollici, e profondendolo sino allegno. Entro alla ferita si conficca uriconio di pietra o di legno durissimoonde rimanga aperta, e quindi la si co-pre con uno straccio. La piaga che nerisulta va esaminata ogni giorno perdetergere con un (ninnolino quell'umo-re diverso che ne stilla a norma delladiversa natura della pianta, non cessan-do appunto che quando la pianta sca-*rinatasi dell’ umore superfluo, poco onulla manda di materia e si rimette nelpristino vigore: sarà pure ben fatto ilcangiar spesso anche il conio ove fossedi legno. — Questo rimedio è però piùutile nella cura della gomma ( v. questovocabolo ) j e nella soprabbondanza diumori nella pianta di quello che sia nel-V albugine.
E 1 lattandosi spesso di ristabilirela soppressa traspirazione, non si po-trebbe riaprire i pori ostrutti lavando e
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