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bilmente la solidità e la tenacità del le-gno, dal quale non si può distinguere ;e per convincersi di una tal verità,bastaosservare l’organizzazione dei vegetabi-li ed il loro sviluppo. Ma l’esperienzache ora riferiremo renderà una tal veri-tà sempre più evidente. Nei primi gior-ni del mese d’Agosto noi abbiamo lattapassare una delle estremità di un fdod’argento fra 1’ alburno ed il libro diun ramo di Tiglio , che era in pieno suc-chio, ed abbiamo introdotta l'altra estre-mità fra l’epiderme e il libro di questomedesimo ramo ; abbiamo riunite e at-tortigliate insieme le due punte del filod’argento, dopo essersi bene assicuratiche il solo libro era compreso nel nodo.Trascorsi alcuni mesi,ed avendo con di-ligenza sezionato il ramo, abbiamo rico-nosciuto che la parte più interna del li-bro circondata dal filo d’argento era digià passala allo stato di alburno, il chenon lascia alcun dubbio sulla metamor-fosi del libro e sull’origine dell’alburno.
Questa esperienza fatta nello stes-so tempo sul Frassino , ha dati risulta-menti analoghi.
§. 7. In quanto all 'alburno, nullavi ha che possa far dubitare della suaconversione in legno ; e Duhamel lo hadimostrato con un metodo presso a po-co simile a quello che abbiamo indica-to. Questo dotto, unitamente a lì affo n,ha fatto una bellissima applicazione diquesta scoperta, per dare un maggiorvalore a quel legno che si destina a cer-ti lavori che richieggono della solidità.Ila provato che se si toglie la scorza daun albero che deve atterrarsi nell’ apnoseguente, 1’ alburno messo allo scoper-
clie esso porta seco, giacché si osserva di-minuirsi questi vasi nel loro diametro amisura che essi si avvicinino al centro dell’albero, e si vede perdere ben presto unalbero il suo alburno, quando scorzandolos’impedisce la circolazione del suo sugo.
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lo, piglia in questo breve spazio di tem-po la durezza, il peso e le altre qualitàdel vero legno ; dimodoché non è piùnecessario di gettar via quest’ alburno,come siamo costretti a fare negli alberiche sono rivestili della loro scorza.
Utilità di farlo rassodare collo scor-tecciare gli alberi prima di reci-derli.
§. 8.* Questo mezzo non è affattosconosciuto in alcuni cantoni dell’Eu-ropa , e per testimonianza di Fetruviolo mettevano in opera anche gli anti-chi. Le belle esperienze instituite in talproposito da Buffon, Varennes de Fe-nille ed altri meritano di essere ricorda-te, e ci sia pure permesso di farle sus-seguitare dalle filantropiche osservazio-ni che vi dettava il chiarissimo Bosc.(Dici. rais, d 1 Agric., art. Aabier).
Nel giorno 5i Maggio ìjltj, Buf-fon fece scortecciare sul tronco quattroQuerce di trenta in quaranta piedi cir-ca di altezza, e di cinque in sei piedi dicirconferenza, vigorosissime, nella pie-nezza del sugo e nella età di quasi 70anni. Egli fece loro levare la scorza conuna ronca, dalla sommità dello stelofino alla ceppaia : quest’ operazione èfacilissima, perchè la scorza si separasenza verutr stento dal corpo dell’alberoin tempo del sugo. Quando queste quer-ce furono interamente spogliate dallaloro scorza, fece egli abbattere quattroaltre querce della medesima specie (quer-cia eianca; r/uercus pedunculata) e nelmedesimo terreno, e simili alle prime,quanto fu mai possibile di trovarle ; nefece poi anche abbattere sei, e scortec-ciare sei altre : i sei alberi abbattuti fu-rono trasportati sotto una tettoja, per-chè si disecchino nella loro scorza, on-de paragonarli poi con quelli, che n’e-rano stati spogliati.
Gli alberi scortecciali morirono