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Tomo terzo.
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■ga e le altre piante marine si usanonel litorale Italiano per governare iterreni. Il conte Re (Sag. sui letami, p.75 ), ce ne porge il dettaglio, e noi sti-miamo di riportarlo per intero siccomeutile ed onorevole alla nostra praticaAgricoltura.

§. 6 . Nel regno di Napoli, diceegli, non solamente in Otranto , ma intutti quanti i paesi bagnali dall’Adriati-co, nelle due provinole di Bari e diLecce , si raguna VAliga che il mare but-ta sul lido. Raccoltane in gran copia,que 1 paesani la stendono per le strade,onde ricevendo le orine e gli altri flui-di possa marcire e fermentare, e quin-di la mescolano al letame comune. Queiche più fanno incetta Ae\V Aliga sonogli abitanti della provincia di Bari, daBari a Barletta . Scriveva il nostro pro-fessor Costa , che è punibile nel regnodi Napoli la non curanza dell’ Alga eche anzi è realmente punita colle ende-mie che la infezion delFaria che ne pro-viene suol generare ne’ vicini abitantidelle Maremme dell’Adriatico ; e appuntoegli pure conviene con Re che a Bari s’ impiegano e con grande profitto nellaconcimazione de’ terreni sabbiosi. AdOtranto però di quest’ erbe putrefattesi fa particolarmente uso per letamaregli orti. Ecco il metodo ( così scrive ilp. Onorati) che s’accostuma nella Pu-glia pietrosa per la macerazione del-le Alghe marine. Si colgono le alghe, e■si distendono a strati nei contorni dellac ’ltà di Bari sul terreno incolto. Sopra' tali strati si mette del letame animale;poi si aggi un g e un nuovo strato di al-ghe, e così alternando si compongonodelle masse alte. Nella sommità loro si•forma quasi un bacino da ricevere leacque dal cielo, o dalla mano del bifol-co >il quale le riempie in modo che l’a-cqua vcggasi alla base delle medesime,sei mesi si decompone la bica, c

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trovandosi la massa matura, si traspor-ta nelle terre per concime. In caso con-trario, si ricompone di nuovo, e si a-spettano altri sei mesi. In somma, contale artificio, nel volgere d’un anno, lealghe miste col letame sono atte allaconcimazione delle terre. In Menopoli,ed altrove pongono le alghe in un fossovicino al mare, o lungi da esso. Ti fan-no entrare le acque o d’ una corrente,oppurre del mare. Dopo un anno le ri-voltano sottosopra, e nel second’annole spargono sui terreni. Questo secon-do metodo non è da preferirsi al primosì per la perdita del tempo, sì per lapessima macerazione delle alghe. In Bi-tunto si fanno seccare le alghe in unfosso. Ti si appicca il fuoco, e mesco-landole alle ceneri del concime anima-le, se ne fa buon governo agli olivi ^ec.

§. 7 . Il Presta, nel suo TrattatoDegli ulivi, così scrive alla p. 77 . L’algae i fuchi marini, ciascun lo sa, macera-ti, triti, decomposti sono anche al ca-so ; ma tra di noi ( cioè in terra diOtranto ) troppo poco l’Alga è in co-stume per concimare. Qualora anzi sivoglia usare, non reca quel grande uti-le che dovrebbe, perciocché quale l’hail mare gettala alla spiaggia e sopra gliscogli, così si trasporta o si mescola colterreno, o al più la si lascia per sì pocotempo ammontata e mista coll’ altro le-tame che non ha l’agio di sentire e diconcepir del calore,e putrefarsi e scom-porsi. 11 Maurice al contrario sembrapreferire il costume prosciitto dal Pre-sta, asserendo che queste piante marineperdono assai colla fermentazione inmaniera tale che un carro di alghe ofuchi recentemente condotti dal mare esparsi sul terreno fa più effetto che duecaria le quali abbiano fermentato, dif-ferenti in ciò da ogni concime tantoanimale che vegetabile.

§. 8 . In gran parte della Marca