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Tomo terzo.
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A L I

queslo viscere centrale. Pnossi parago-nare tale sensazione alle olire palile«lai malati perflemmasia «li polmone, al-lorquando s’introduce nel loro stoma-co un liquido raddolcente ; appena inVero tal fluido percorre l’esofago, chesubito la titillazione incomoda del pettoè sostituita da certo sentimento consi-derabile di miglioranza ; la tosse fre-quente e secca diventa ad un tratto piùumida, e seguita da benefica espettora-zione, mentre purè il liquido inghiottitonon trovasi minimamente posto e con-tatto dell'organo malato.

§. 5. Comunque però siasi la cosa,questo primo effetto dell’ alimentazionenon basterebbe a riparare le nostre per-dite e servire al nostro incremento, nèaumenterebbe per nulla la nostra pro-pria sostanza, qualora gli alimenti fo-seero di bollo, e per intiero rigettati ;che se la fame trovasi allora soddisfat-ta, ciò avviene soltanto a motivo percosì dire della speranza, e solo dopovarie altre modificazioni sì effettua l’ali-mentazione. Gli alimenti dopo esserestati triturati dai denti, imbevuti di sa-liva,e mescolati coll’aria medesima all’at-to della masticazione, scendono nellostomaco, ove comportano una preven-tiva preparazione per l’azione che i suc-chi diversi chiamati in tal viscere dallapresenza degli alimenti esercitano sopradi questi, e forse anche per l’azione im-mediata dello stesso ventricolo. — Sif-fatta azione particolare di codest’organofece abbondonare tutte le spiegazionifisiche e chimiche che si diedero delladigestione stomachica ; e sebben nonsia lecito dubitare che infinite sostanzecomportano una vera fermentazione,sensibile mediante gli svoglimenti deigas acetico, e carbonico, non di menotale operazione risultante dell’ organis-mo posto in azione differisce essenzial-meute dalla fermentazione ordinaria,■Dii. ,F ,F-r., Voi. 111.

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dappoiché in questa il vaso che contie-ne le materie non risulta fornito di ve-rmi’ azione, mentre in quel-’a sembraagire quasi soltanto l’organo contenen-te. Da siffatta prima operazione d’al-tronde ne risulta certa pappa densa cheebbe il nome di chimo ; quello dell'uo-mo non fu per anco analizzalo ; maF'an-Svi’iclcnio , Jìcanmur, Spallanzani,Scapoli , Ih ugnatela, John, Carminati,studiarono la natura del chimo deglianimali ; c se i loro lavori lasciano an-cora a bramare molle cose, si può tut-tavia dalle indagini che praticarono con-cludere, che il chimo ( costituendo ilrisultalo dell’ intimo miscuglio degli ali-menti triturati, e che già incontraronouna prima alterazione), è diverso nelledifferenti razze di animali, secondo laspecie di alimento di cui usarono. 11 ie-sce poi cosa riflcssihile nella formazionedel chimo, lo scorgere a svilupparsidell’albumina che non esisteva nelle so-stanze ingoiate ; locchè ne conduce di-rittamente a chiedere, fino a quando vol -tassi rinvenire nelle operazioni chimiche,una medesimezza colle azioni de’nostrivisceri ?

§•4- La pasta del chimo passapresto dallo stomaco nel duodeno, peròdopo un diverso intervallo a norma del-la natura, della quantità, della prepara-zione degli alimenti, e secondo la di-sposizione individuale ; là questa pastariceve un’altra modificazione, praticata-vi in ispezieltà dalla bile e dall’azionedel duodeno ; tale mutamento ne risul-ta affatto sconosciuto. Certi fisiologiopinarono essere esso assai piccolo ,non servire minimamente a formareil chilo , nè lo si rinvenire altro chenei vasi assorbenti , i quali sembra-no comporlo per una forza speciale ;tolsero essi le loro prove da quanto ac-cade nei vegetabili, il cui succo nonesiste punto nella terra, ma si forma nei

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