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Tomo terzo.
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poca affinità abbia esso eolia nostramateria propria ; che dopo aver digeri-to un cibo, il quale non contiene albu-mina, se ne ritrova nel chilo, c va di-scorrendo ; medesimamente i vegetabilinutrono non già mediante la loro ras-somiglianza colla nostra sostanza, e l’al-bumina non si forma punto in noi per

esservene m certa sostanza, ma sibbene

a merito di lavoro organico che si sot-trae alle nostre investigazioni. E' benver0 il detto che gli alimenti nutronodi più , sono più facili a digerirsi, e ri-chiedono minor lavoro dai nostri orga-ni, a norma che si acvicinano maggior-mente alle nostra natura, ma non perquesto si può prescindere da una pre-ventiva alterazione. L’ albumina nonproduce immediatamente l’albumina, nèla gelatina fa la gelatina e va discorren-do ; mai principii di queste sostanzesono alterati, decomposti dall’atto delladigestione, per essere ricomposti, for-niti di vita e servire alla nostra ripara-zione. Ove la cosa procedesse altrimen-ti converrebbe rinvenire nei nostri cibigli stessi principii affatto che ne compon-gono ; e per certo la non è già così ;si sa bene che puossi per molto tempionutrirsi con una medesima sostanza, eche si forma entro di noi dell’ ammo-niaca, dell’acido urico ed infinite altrematerie, le quali non si trovano mai neinostri alimenti. Nè per questo credoche il principio alibile sia sempre lostesso, ed in particolare che sia un cor-po semplice, mentre sopra di ciò nonpossiamo avere veruna certezza, nonavendone per anco i lavori dei chimiciilluminato intorno a tale argomento ;ma sono del parere che ogni alimentocontenga più o meno quantità di prin-cipi nutritivi, i quali poi vengono dainostri organi combinati in diverse pro-porzioni per trarne una sostanza ana-loga alla loro, e che serve ad accrescer-

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li e ripararli dalle proprie perdite. To-gliamo ora esaminare mediante qualestato di natura la riparazione, in quelmomento,ed in qual luogo avviene l’aui-malizzazione dei nostri alimenti, quan-do e come ricevano essi la vita, e di-ventino atti a nudrirci.

§. 7 . Abbiamo già veduto l’alimen-to ad entrare nello stomaco e trasmu-tarsi in chimo, poi in chilo ; di presen-te lo scorgeremo passare dai vasi chili-feri nel sangue, sentire, la influenza dital miscuglio, poi quella dell’ aria me-diante 1 ’ atto della respiraziono ; daultimo incontrato l’assimilazione allor-quando sarà recato in tutte le nostreparti dai vasi capillari. L’alimentazioneincomincia, parlando con esattezza, dal-la masticazione, ed il principio dell’ani-malizzazione dell’alimento, va computa-to dall’istante in cui la saliva penetra ilboccone alimentare. Si modifica tutta-via l’alimento nello stomaco, e siffattamodificazione aumenta nel duodeno, marisulta poi in particolare visibile nel ca-nal toracico, al momento in cui il chilosi versa nella vena succlavia; allora que-sto fluido possedè quasi tulle le pro-prietà del sangue ; dopo die passò pelpolmone è interamente vivificato, nè glirimane più altro che essere assimilato ainostri organi. Siffatta animalizzazionodell’alimento è, come si vide, un lavorodella organizzazione, di coi torna dii-ficile dar notizia e ragione coi nostri pro-cessi chimici ; ogni organo adunquerinviene nel sangue i materiali valevolia ripararlo, a merito di certa affluita chegli è sconosciuta, e la cui natura si sot-trae alle nostre investigazioni;per causadi questa stessa forza, costituente unresultato dell’ organismo , le gianduii!rinvengono nel medesimo fluido tantifluidi diversi, e non perchè consimilisostanze risiedevano nella materia ali-mentare ; tuttavia qualora il vitto a cui