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totale di acido carbonico lincimi sa nei
suoi organi ( 1 ).
Il terreno su cui allignano rigo-gliosamente le piante, contiene in qua-lunque circostanza qual condizione in-dispensabile della loro vita una certaquantità d’ umidità ; questo terreno inol-tre non manca mai di gas acido carboni-co, sia che venga prodotto dall’ infraci-damento di sostanze vegetabili, sia chevenga tolto all’ atmosfera. L’acqua dipozzo .o di fonte al pari della piovana,non è mai priva d’ acido carbonico, ed
(i) Il celebre Lielig molto insiste suquesta sua spiegazione; ma ad altri chiarìingegni, e fra questi a mons. can. Bellani,sembra invece poco fondala (Ann. di Agric.di Milano , fase, di novembre e decembre,1842). Dififatli, che non esali dai vegetabiliimmediatamente l’acido carbonico in islatodi gas privali della luce, non sembra pro-valo ; e tanto più se quel gas che si trovaemesso dai vegetabili nell’ oscurità deri-vasse dall’ evaporazione della loro acquaimpregnata del medesimo, dovrebbe essereiu ben minima quantità ed anche nulla,se di notte 1’ evaporazione è debolissima oniente del tutto ; anzi per lo contrario do-vrebbe aumentare col mezzo della rugiadadepositata sulle foglie che l’assorbono; per-chè sarebbe finalmente acqua come quelladi pioggia contenente il gas acido carbo-nico sparso nell’ atmosfera.
Inoltre egli dice al §. 197 : — il fosforo e l’idrogeno si combinano con 1 ossigcno alla temperatura ordinaria, il primonell’aria umida, l’altro al contatto delnero di platino ; il carbone, al contrario,esige per ossidarsi il concorso del calorrovente —. Ma io . farò riflettere che ab-biamo molli esempi, che un ammasso dicarte di stoffa’ inzuppate di olio si riscal-dano alla temperatura ordinaria atmosferi-ca fino ad accendersi spontaneamente; edauzi lo stesso carbone di legna se recentec massime se è stato ridotto in polvere siaccende talvolta spontaneamente come fal’idrogeno al coulatto del nero di platino,e per la stessa causa che il suddetto nostrocau. Bellani prima di Dobereiner ha in-dicala per la spiegazione di questi feno-meni (Fedi Giornate di Fisica di Pavia ,anno 1842, pag. i 38 ).
A C I
in nessun periodo della vita di una pian-ta cessa nelle sue radici la facoltà di as-sorbire 1’ umidità e con essa dell’ aria edell’ acido carbonico. E se ella è così,perchè maravigliarsi, che quest’acido car-bonico venga insieme Goll’ acqua traspi-rata dalle foglie ridonato all’ atmosferanel medesimo stato in cui fu assorbitodalla pianta, perchè vi mancò la luce,forza assolutamente necessaria alla fissa-zione del carbonio ?
Quest’ esalazione d’ acido carboni-co ha tanto di comune col processo assi-milativo e con la vita del vegetabile,quanto 1’ assorbimento dell’ ossigeno.Queste due funzioni non hanno fra diloro la menoma relazione, essendo la pri-ma funzione meramente meccanica, 1’ al-tra puramente chimica. Uno stoppino dibambagia riposto in un vaso ripieno d’unliquido saturo d’acido carbonico si com-porta del tutto come una pianta vegetain tempo di notte ; acqua ed acido car-bonico vengono assorbiti per forza dellacapillarità, ma 1’una e l’altro si evaporadalla superficie libera dello stoppina ( 1 ).
Le piante che vegetano in un suoloumido abbondante d’ humus, esalano dinotte più acido carbonico, di altre chevegetano in terreno secco, siccome piùne tramandano dopo la pioggia che intempo asciutto.
Tutte queste circostanze rendonochiaro il perchè siano insorte tante con-traddizioni nelle osservazioni fatte soprali cangiamenti dell’ atia,secondochè piante'vive o le loro fiondi recise vi vegetarononell’ oscurità o al solito chiarore del
(1) Boucherie osservando il tronco dialberi tagliati all’epoca in cui si trovavanoin pieno succo, vide sgorgar dalla feritadelle quantità immense d’ acido carbonico,evidentemente aspiralo dal suolo per mezzodelle radici. (Vedi Dumas , Essai de stali-que-chimique des ètres organisés , 2.'”»édition. Paris, 1842, page 23 . )