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Tomo vigesimoquinto. [Parte I.]
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del vuoto C V. più innanzi ), che io talcaso sarebbe riescilo prezioso, o ad al-tri mezzi adoperati per agevolarne lavaporizzazione, dei quali parleremo inseguito. Desideriamo quindi che questaidea non muoia, ma venga da altri conpiù fermo animo dei primi intraprendi-tori tentata.

Parlando ora degli apparati ordi-nari distillatoli!, osserveremo che le partipiù importanti di quelli di vaporizzazio-ne sono certamente la caldaia , ed il for-nello ^ le quali, 1’ una dall’altra dipen-dendo a vicenda, verranno da noi esami-nate unitamente ; in quanto però non siastato detto ai §§. 214; 215, 216, 217 delnostro Dizionario ( Voi. ì, pag. 463 ).

La forma della caldaia che contieneil liquido da distillarsi vuol essere ordi-nariamente cilindrica 5 quando il limbic-co ha grandi dimensioni, si dispone ilcamino in guisa che i canali di esso vigirino intorno, rendendosi utile così ilcalore del fumo e diminuendosi il di-spendio del combustibile ; pegli apparatiperò della tenuta di 20 a 60 litri sol-tanto, le disposizioni sono meno accura-te, e quindi la quantità di vapore otte-nuta è ben lungi dall’ essere proporzio-nata a quella del calore sviluppato. Ingenerale, e più specialmente in quest’ ul-timo caso giova, dare alla caldaia la formadi un paralellopipedo ; questa disposi-zione presenta, a dir vero, alcuni incon-venienti per la minore facilità dello snet-tamento, ma ad onta di.ciò sarà sempreutile di adottarla quando riscaldisi lacaldaia per la superficie esterna soltanto.Vedremo però come giovi conservare allacaldaia la forma cilindrica, traendo tutta-via assai maggior profitto del calore.

La caldaia deve presentare all’azionediretta dal fuoco la superficie più estesache sia possibile ;. quindi è un grave di-fetto il lare questi apparati di grandealtezza e di piccolo diametro, come in

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generale accostumasi ; può certamentedirsi senza esagerazione che nella mag-gior parte dei limbicchi attuali non siottengono che 3 di vapore, per un dicarbone, quando invece, mediante par-ticolari disposizioni, possono ottenersifacilmente fino a 6 ed anche a 9.

La superficie da esporsi al fuoconelle caldaie per distillare economica-mente una data quantità di liquido puòcalcolarsi anticipatamente a quella stessaguisa, che si fa per le caldaie delle mac-chine a vapore attenendosi alle avver-tenze seguenti.

L' alcoole bolle a 78? ; la sua ca-pacità pel calorico ( questo vocabo-lo J è presso poco di 4/i o di quelladell’ acqua ; da ciò ne segue che nei co-muni apparati un chilogramma di car-bon fossile, capace di vaporizzare 6 chi-logrammi d’acqua, ne potrà distillare15 d’ alcoole puro. Ammettendo dun-que che la vaporizzazione per un metroquadrato esposto al fuoco sia di 2 5 aOo chi!, di acqua all’ ora, si troverà checon la stessa superficie si otterrebbero da60 a 83 chil. di vapore d’ alcoole, bru-ciando in ambo i casi 6, 66 chil. dicarbon fossile. Nelle arti però non oc-corre quasi mai distillare 1’ alcoole puro,ma bensì miscugli di alcoole e di acqua ;ed n tal caso è d’uopo conoscere laloro ricchezza di alcoole per calcolarequale superficie della caldaia abbiasi adesporre al fuoco, e quale qualità di com-bustibile occorra per produrre 1’ effettovoluto. Supponiamo, a cagione d’ esem-pio, che abbiasi a distillare un liquidoche contenga 1/24 del suo peso di al-coole, ossia 1/8 di acquavite a 22 0 del-1’ areometro di Baumé : non sólo con-verrà consumare la quantità di combu-stibile necessaria a vaporizzare 1’alcoole,ma ancora quella ohe sarà necessaria perla quantità d’acqua che esso si trarràjdietro ; ora 1’ esperienza fece conoscere