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Tomo vigesimoquinto. [Parte I.]
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eguale a la volte tanto di àcqua portatada ia a 6o°. Quindi i distillatori avve-duti interrompono il tubo che dal lim-bicco va al condensatore, frapponendoviuna specie di cassetta molto larga, la cuiparte superiore è orizzontale, e 1’ infe-riore inclinata verso il condensatore. Equesta cassetta alta non più di i 5 a 20millimetri, lunga il più che si può e largaln proporzione della quantità di vaporecui deve dar passaggio. Ea parete supe-riore di essa è cinta di un orlo che ri-

salta di 2 a 3 centimetri e serve a conte-ocre uno strato di liquido alto circa uncentimetro, e che si mantiene costante-mente allo stesso livello, sovrapponendoviUn fiasco arrovesciato, la cui bocca es-sendo alla superficie di esso, lascia usci-re un po’ di liquido ogniqualvolta puòentrarvi una bolla d’ aria ; questo conge-8uo per tenere il livello costante è ormai,r °Ppo noto, e di uso troppo generalePerchè occorra più a lungo descriverlo.

estesa superficie del liquido posta so-pra alla cassetta e la poca altezza di essos ° n o cagione che si riduce facilmente invapore ; togliendo il calorico che gli è

necessario a tal uopo ai prodotti della di-stillazione, questi tanto meno ne portanoseco nel condensatore, 1’ acqua del qualeeonservasi così fredda, molto più a lungo,uccorre meno sovente di cangiarla e bastaUna corrente assai meno copiosa a manle-oerla alla temperatura necessaria, perchè

la condensazione riesca perfetta. Se que-sto espediente è molto utile ponendo nellacassetta semplice acqua, lo diviene assaiP'ù se vi si pongano sciroppi che abbian-Sl da concentrare o liquidi da distillarsiche bollano a temperatura più bassa diqnella che hanno i vapori da condensarsi,poiché i n t a l caso q Ue ste operazioni se-condarie si otterranno senza il menomoaumento di sp es a. Alcuni pure in luogoella cassetta col liquido, pongono al di-S0 Pra di esse una specie di piccola stufa,Dii. <f Agric ., 35*

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la quale serve loro a disseccare alcunesostanze, condensando egualmente unapiccola parte di vapore.

Per dare un’ idea dell’ applicazionedel calore abbandonato dai vapori che sicondensano ad una seconda distillazione,ricordiamo qui un apparato assai sem-plice inventato da Pistorius, e lo descri-veremo più innanzi parlando degli appa-rati usati per distillare le vinacce.

Molti studiaronsi pure di trarre pro-fitto dall’ acqua calda che ottiensi collacondensazione, e per poterne avere a piùalta temperatura fecero dapprima attra-versare ai vapori un vaso, la cui acquanon si mutasse che quando fosse giuntaquasi alla stessa temperatura che quelladei vapori, ottenendo così anche un ri-sparmio nella quantità d’ acqua di con-densazione, minore, a dir vero, che cogliapparati di evaporazione addietro descrit-ti, ma in alcuni casi più utile per l’acquamolto calda ottenuta.

Altri, per diminuire il consumo del-1’ acqua, adottarono apparati che lascia-vano cadere a guisa di pioggia quellariscaldatasi per la condensazione, affinchèsi raffreddasse per 1’ evaporazione e pelcontatto dell’ aria, o potesse in parte ser-vite di nuovo. Ma questo metodo esigemolto impiego di forza, ed è di effetto as-sai limitato, ed inferiore a quasi tutti iprecedenti ripieghi.

Una maniera assai semplice permantenere fredda 1’ acqua del condensatore, senza bisogno di sollevarla a grandealtezza, venne proposta, fino da 20 a 25anni,ad un distillatore, dal bravissimo no-stro Minotlo (Y. Sappi, al Dii. Arti eMestieri , Yol. YII, pag. 72), e fu poisuggerita da altri posteriurmeute. Consi-ste questa nel chiudere ermeticamente quelvaso in cui vi è 1’ acqua di distillazione, eadattarvi due tubi, uno dei quali comu-nichi colla parte superiore di esso, e 1’ al-tro coll’ inferiore. Il primo di questi è1 3