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nelle ascelle delle brattee, privi di pedun-oolo e disposti in modo da formare unabella spiga piramidale.
Dimora.
Questa specie graziosa, la quale so-miglia a\Vananasso coronatole originariadella Giamaica e di S. Domingo, e col-tivasi in Europa per godere dei suoi fiori.
Coltiva%ione.
§. 5. In Europa sì furono gli Olan-desi , i quali innanzi tutti intrapreserola cultura degli ananassi , ma al di d’oggieglino si sono gl’inglesi ed i Belgi che visi dedicano con una attività ed un suc-cesso maggiore di quello di ogni altra na-zione ,difFatti,noi vedemmo colà dei fruttidi nove e più pollici di lunghezza!
§■ G. Impertanto, chi si dedica allacoltivazione di questo principe dei fruiti,abbia presente che è una pianta triennale,1“ quale non dà veramente bello e sapo-l | to il suo frutto che al terzo anno, e chesolo per eccezione alcune varietà lo dan-oo anche in diciannove mesi ; ed abbia pre-sente che le cure non sono difficili, ma sìdelicate e tali da rendersi assolutamenteNecessarie ad una buona riuscita. Sappia,c he dette piante devono essere custoditeentro opportune bacheche , riscaldate lamercè di ter mosifoni , e ben riparate datele pel giorno, e da stuoie per la notte :“leuni poi, e veramente con grande eco-nomia e con buon successo, si giovanosoltanto dei letamai , letamieri , o, comedicesi più comunemente, letti caldi. Nelprimo caso, basta che i vasi contenenti lepiante si trovino entro uno strato di mu-so*, di crucca di' avena o di foglie diquercia ; ma nel secondo devono trovarsie ntio un letamiere di vallonea. QuelliP°i che vogliono avere dei fruiti moltograndi 3 possono tenere le piante, quando? n 8’° vani, entro letamiere , ma devono■ ipore in piena terra entro stufe caldesu ito che essi cominciano a presentarsi.
§■ 7- J-*a composizione del terreno
più appropriato alla coltura dell’ananassofu grave ed inutile oggetto di discordia frai giardinieri : per verità, si metteva inquesto una importanza ben maggiore diquanto lo meritasse il soggetto. Una sag-gia esperienza ha poi fatto conoscere, chedetto terreno deve essere sostanzioso enon molto forte nè leggiero (i), e più an-cora essere necessario che le parli costi-tuenti sieno bene commiste fra di loro.Impertanto, ove si possa, si premierà unaparte di terra da eriche, una parte di ter-riccio , ed una parte di fimo grasso ; main caso diverso, basterà della terra di prato ed unirvi un terzo di letame di vacca,bene smaltito e stagionato, ed un sestodi terra sabbiosa : alcuni uniscono dueparti di terreno argilloso silicio, una par-te di terra da eriche, e non meno di unaparte di buon terriccio-. E qui si notidi apparecchiare la miserila almeno unanno avanti che abbisogni, e quindi dirimestarla ogni due mesi, e, dove occorra,di passarla pure per due volte attraversola grata di filo di ferro.
§. 8. Jacopo Seimel , capo giardi-niere a Bogenhaiiseo presso Monaco inBaviera , trovò che questa pianta poleva-si coltivare nel solo musco, a quella guisache da molto tempo soleva praticarsi pei
(i) Io fi-ancia vedemmo generalmenteporre gli ananassi in un terreno moltosostanzioso, ed al contrario vedemmo inInghilterra deporti in terreno mollo consi-stente. Crediamo che siano questi due viziida evitare ; e crediamo che Speechlf, quel-la che fra lutti gl’inglesi si è meglio oc-cupato di quest’argomento, meglio deglialtri vedesse, raccomandando siccome pre-cetto essenziale di proporzionare la dose disabbia alla natura del terreno di cui sonocomposte le zolle erbose. Allorquando que-ste si tolsero ad un terreno leggero, lasabbia è inutile, e viceversa. E si avvertapure, che cotesto abilissimo pratico prefe-risce un terreno piuttosto leggero che forte,perchè, die’egli, in un terreno di tale na-tura la pianta porta più sollecito il frutto.