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Tomo vigesimoquinto. [Parte I.]
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costanze. Il lavoro della mano dell’ uomoè perciò naturalmente più perfetto ; ma« più lento e più dispendioso. A voler-lo accelerare e rendere economico col-I aiuto degli animali o di una macchina,bisogna trovale un mezzo regolare , cioèuniforme per produrre quella tale az:o-ll( - che noi desideriamo, un mezzo il piùsemplice che si possa, e nello slesso tem-po un tal mezzo che produca simulta-neamente più e fletti. Qui sta il risparmio

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samente traslocare, come realmente latrasloca la mano dell’ uomo con la van-ga, il quale appunto rovescia la sua zol-la con questo movimento che abbiamodescritto, cioè col far girare entrambe leestremità e frif centro nel mezzo dellazolla. Ma un simile movimento di rota-zione, per sè solo, non trasmuterebbe diluogo la fetta di terra ; ei la rivolterebbelasciandola dov’ella è. Or così non si pote-va operare ( o era almeno diffìcilissimo ed

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^aruente più efl’elli. yui sta 11 usparmio v« x _

la' 6 ^ °P era ’ < l u * però sta pure inutile di operare ) col mezzo di un orec-

j,. “'Incolla della cosa, qui insieme spicca cliio. Rimaneva 1’ altra via di far centro,n gegno dell’ inventor della macchina, ad una delle due estremità, e aggirare Pai-Ora fra le parti di cui il coltro è tra tanto più. In questo caso ( ved. fig. 3 )

Coni P°sto, il vomere e il coltello tagliano il punto B sta fermo-, gli altri si muovo-no tutti e percorrono una mezza rivolu-zione; ma il punto A descrive l’arco più

grande, gli altri ne descrivono uno tanto*' - ~ — v'cnccn nlP esU'tf-

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Quella fetta di campo sodo che noi pren‘liain,, partitamente a lavorare : il vomele la distacca orizzontalmente per di sot-J°j il coltello la incide di fianco d’ allo inasso - Questa fetta così recisa, dobbiamo01 a aii ovesciarla ; dobbiamo, se ci è pos-1 1 e " nello stesso tempo tritarla ; dico

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minore quanto più sono presso all’estre-mità B -, e finita la mezza rivoluzione ri-mangono disposti in modo che la linea

7 sicasu ___ ,A B diventa B A. La fetta di terra in

e possibile , perchè non è questo questa seconda maniera di rivolgimentoer arriente lo speciale uffizio di un istru- ‘ 1 — t-i m | m i,nii.

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uiento aratorio, ma sì dell’ erpice, dell e-*lìrpatore, ec. Noi vedremo pelò a suolu °go, che una conformazione dell’ orec-c lùo, la quale lo renda atto a ben rove-sciare la terra, lo rende per questo mede-simo efficacissimo a sminuzzarla. Ma oraProseguiamo il nostro ragionamento. Lafetta ben distaccata dal vomere e dal col-tello si d eve dunque volgerla sottosopra.'-‘ i “ si può operare in due modi. Rap-presentiamoceli’ occhio la fetta di terra

con la linea A B (jìg. a). Dovendosi ca-povolgerla, possiamo, facendo centro in C,ler girare contemporaneamente le dueestremità A e L\ hi modo che, percorren-do entrambe un mezzo ciicolo, come lodimostrano le due freccie, venga il pun-^ 3 ,lovai 'si dove era prima il punto• Operando così 1’ arrovesciamento, lazolla di terra non si farebbe mutar di po-

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muta di luogo, e si slontana lateralmentedal campo sodo da cui fu staccata, perun tratto eguale alla sua larghezza lascian-do vuoto il posto suo, nel quale entreràpoi la seconda fella quando anch’ella sa-rà rovesciata.

Questa maniera di capovolgere lefette di terra staccate è semplicissima, esi eseguirebbe con facilità se la forza chele deve rivoltare, avesse appunto la dire-zione da AioB, cioè si partisse dal camposodo e si spingesse verso la parte smossa,facendo angolo retto ( a squadra ) collalinea del taglio. L T na tal forza (la qualed’altronde muovesse la zolla di sotto in su)applicala unicamente alla parte della fettache tocca il campo sodo, la solleverebbe,e facendo punto d’ appoggio sulla parteopposta (rappresentata da B nella fig. 5)le imprimerebbe un molo di rotazione,il quale la rovescierebbe senza farla usci-

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- non si lareDDe muiar ai pu- >« -" , n , . „, 0 ,w m a.

“°, a meno che 1. no n si volesse espres- re dal piano della rotaz.cne m.d .