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Tomo vigesimoquinto. [Parte I.]
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eh’ egli lo spronò vivamente ad eseguirein grande un orecchio da poter essermesso alla prova.

Qui cominciarono le gravi difficoltàe le dubbiezze : trovar un modo d’ ese-cuzione adottato alla capacità di artigianidi campagna, e che producesse tra qua-lunque mano un lavoro uniforme; fissarle missure e le proporzioni del nuovoorecchio; adattarlo alle altre parli del col-tro già esistente, e servire insieme a cer-te inevitabili condizioni di economia e dicomodità.

Non si doveva già segnare una sem-plice linea spirale ; ciò era facile sopraun cilindro : e’ bisognava foggiare a spi-rale una superficie. Questa superficie peradempire alle condizioni del problema, eper conservare la proprietà della sua par-ticolare natura, doveva, i.° nell’orlo in-feriore corrispondere alla estremità dellafetta di terra che deve star fermo (il (pialeorlo inferiore rappresenta l’asse della ro-tazione), doveva, dicemmo, mantenersi inlinea retta, e paralella alla linea del tiro osia alla stanga del coltro ; 3 .° nell’ orlosuperiore destinato a sollevare 1’ estremi-tà della fetta di terra che deve girare perarrovesciarsi, in quest’orlo superiore do-veva finire esattamente in un elice ; 5.°nella parte media doveva prendere quellaforma mista che esigevano i due orli difigura sì differente, fra i quali è frappo-sta. Una tal superficie non è sviluppabile ,che è quanto a dire che ella nè si puòsvolgere in una superficie piana, nè sipuò ottenere da una superficie piana.

Inutile dunque il tentativo di ca-varla da una lastra qualunque di metallocontorta in qualsiasi maniera. Bisognavaprima formare una matrice in legno, sul-la quale poi (se fosse stato possibile) ilmetallo si sarebbe foggiato a forza di sti-rare o rincalcare questa e quella parte.E la matrice di legao doveva essere for-mata con una regola i! più che si p issa

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esatta, sicura e semplice, onde pot® 5 *®convenire alla capacità e agli arnesi deg 1artefici campagnuoli. Seguendo le trac® 1 *del sig. Jefferson , e guidato dalle prop r ' età delle superficie spirali a elice, il nostf®Lambruschini giunse al suo intento se® z3altro aiuto che della sega, della pialla ®dell’ ascia col metodo seguente.

Feci prima, die’ egli, p. 48, roto®'dare un tronco e formarne il più perfefi®cilindro che si potesse; feci ridurre le s® flbasi ben piane, ben paralelle tra loro 9perpendicolari agli spigoli del cilindro, *per conseguenza al suo asse. Il che s’otlie®®facilmente anche senza il mezzo del torni®!spianando prima con esattezza una dell®basi, su quella descrivendo un circolo, 0norma di questo circolo riducendo co®l’asse e con la pialla la superficie convessidel cilindro, e cercando di mantenere i di'versi spigoli a squadra colla base già spi 3 'nata. Per riprova si posa un braccio del'la squadra sulla base, in modo eh’ ess®tocchi il centro del circolo, e che 1’ altrobraccio rasenti la circonferenza. Allora Jltien fermo sul centro della base il priffl®gira in tond®>si osserva se combacia esattamente tufi®all’ intorno con la superficie convessa d^cilindro. Ridotta questa alla dovuta p® r 'fezione, viene ella a formare da sè il c ,r 'colo dell’ altra base, che sia paralella all®prima ; del che ci assicureremo, se p®'salo un braccio della squadra sulla sup® r 'Scie convessa,ormai dovutamente conf® r 'mata, vedremo che 1’ altro braccio co® 1bacia perfettamente colla seconda base- ,Formato così il cilindro, io seg® 3 'sopra una delle basi due diametri ad a®,golo retto, e dalle loro estremità f® clscendere con la squadra quattro linee r ® 1

te longitudinali, lungo il cilindro, perp e °.

-, c ® 1'di'i®

dicolari al rispettivo diametro dalleestremità erano abbassate. Allora feciridere la lunghezza del cilindro ( gì® f>per le quattro linee rette sopra indic® te