a rj 4 ARA
clono ai due periodi in cui si compie larotazione della fetta, i quali vengono di-stinti dal cangiamento dell’ asse di rota-zione. Or è facile vedere che l’innalza-mento corrispondente al primo di queidue periodi si accresce a misura che re-stando fissa la profondità si aumenta lalarghezza della fetta, mentre 1’ innalza-mento corrispondente al secondo periododella rotazione diminuisce quando quellalarghezza aumenta. E viceversa al dimi-nuire di questa larghezza per una dataprofondità, avviene che diminuisce quelprimo innalzamento del centro di gravitàe si accresce il secondo. Ciò dà luogo asospettare che possa esservi una tal lar-ghezza della fetta, per cui la somma diquei due innalzamenti successivi del suocentro di gravità sia la minima possibile ;edavendo ricorso al calcolo per assicu-rarsene, si trova infatti che chiamata a laprofondità ed l la larghezza della fetta,quell 1 innalzamento totale del centro digravità diviene minimo quando si ab-l
bia — — 0,577 ( 0 -
A partire da questo limite se au-menteremo la larghezza l delle fette, man-
(1) Ritenute le denominazioni che sopra,T innalzamento del centro di gravità corri-spondente al primo periodo della rotazione
è dato dalTespressione ^ —aj ;
e quello corrispondente al secondo periododall' altra | ^ a z -f-I z ^ —/j. La somma <li
queste espressioni, che dà l’innalzamentototale, può facilmente ridursi alla forma
^ | —^1—f—|, ove si
sto a:——. Or coi noti metodi si trova, chea
I’ espressione precedente prende il suo va-lor minimo quando vi si ponga x~-TTò' e/
si abbia quindi —3 0,577.
po-
A 11 A
tenendone costante la profondità, egli *di necessità che di pari passo aumenti I®forza motrice occorrente al rivolgimento-E siccome quel limite è inferiore d 1 assa*all 1 altro da noi stabilito superiormente)l
e pel quale si aveva — z=i,2 5 ; così non
può mettersi in dubbio che nelle ipotes'in cui ragioniamo presentemente, no 11tornerebbe a danno dell 1 economia dàlavoro l’aumentare la larghezza delle fett 0per una data profondità al di là di quell®che vuole quest’ ultimo rapporto.
Il coltro però non opera il rivolg 1 'mento delle fette parallelopipede di teff®nel modo che abbiamo di sopra suppost®)agendo cioè contemporaneamente su tot'la la loro lunghezza ; desso invece a in 1 'sura che progredisce imprime successiva'mente ai diversi rettangoli (in cui abbia® 10sempre supposto fosse suddivisa la feti®)la desiderata rotazione, la quale perciò slcompie da ciascun di quei rettangoli 111tempi diversi ; da ciò la torsione chefetta subisce per l 1 azione dell’ orecchi®’e che si fa cagione del suo disgregò'mento.
Osserviamo adesso a tal proposi 1 ®che per quanto i rettangoli costituenti ^fetta nello scorrere sulla superficie dà'l 1 orecchio vengano spostati 1’ uno v®Pporto all 1 altro di un certo angolo, p lir °conservano sempre fra di loro molta ®° erenza. In grazia di ciò, come già abbia 1 ® 0notato alla p. 277, quando il centro di g r °vità di alcuni di quei rettangoli abbia ®trepassato l 1 a-pìombo del vertice att® 1 ®
o®
ri® 1 ®
la
a cui si fa la loro rotazione nel suo p rperiodo, avverrà necessariamente eh® ^lendezza che dessi hanno a ricader,®una posizione a squadra colla prim 111 '^
ioili®
aiuti la rotazione degli altri non an® 1giunti a quel punto ; e questi, q ual1
lU®
alla loro volta avranno oltrepassato .situazione in cui la lor diagonale è ve ^cale, agiranno nel modo stesso p® 1 ’