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Tomo vigesimoquinto. [Parte I.]
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ARA

porto ai successivi. Posto ciò, se noi ri-flettiamo che nelle ipotesi in cui abbiamoragionato precedentemente, mentre com-Pievasi il primo periodo della rotazionedella fetta, producevasi un lavoro mecca -nico inutile, poiché innalzatone il centrodi gravità fino alla massima elevazione si'sciava poi ricadere in basso per unCer to spazio ; si farà manifesto che il mo-do nel quale il coltro opera il rivolgi-,n ento della fetta ha un notevole •vantag-gio su quello da noi supposto, secondod quale quel rivolgimento si operava con-temporaneamente su tutta la lunghezzadi un certo tratto della fetta. Infatti, nelcaso coltro, dopo aver sollevato il'entro di gravità di un certo tratto dellaoltre al necessario si utilizza la forza'irò si sviluppa nella sua discesa per sol-carne l a porz ; one successiva, e quindi'd e Consumo inutile di potenza, ma*® impi e g a soltanto quanto ve ne vuole1 sollevare la massa di terra costituente“ fetta a quell’altezza di cui alla fine

e " a rotazione se ne trova innalzato ilCe «tro di gravità. Tutto questo è dettol 1 ® 1 rapporto al primo periodo della ro-sone della fetta ; quanto al secondo è'Maro, che un egual vantaggio potrebbeofienersi lasciando che la fetta ollrepas-“ l,s se di molto la posizione nella quale“'tra sua diagonale diviene verticale ;Dia fa d’ u 0 j )o rinunziarvi in virtù delle

oonsiderazioni che ci persuadono essere

ut ‘le che l a f elta non oltrepassi quella

posizione che ■ _ : -ni

dessa

i quanto è necessario perchènon retroceda ricadendo nel solco.

Si avverta che parlando del vantag-gi che ci procura il coltro pel suo mododi operare il rivolgimento della fetta, ion °n ho già inteso di dire che quell’istrumento ci procuri un risparmio assolutodì forza motrice. Io non ho dimenticato®'ie quell’ istesso modo di agire fa sì chea letta nell’ esser rivoltata, venga a subi-1 “ un certo grado di torsione ■, e vado

ARA 2q5

|persuaso che in questa torsione della fettasi impieghi almeno altrettanta forza mo-trice quanta dall 1 altro lato se ne rispar-mia nel suo rivolgimento. Ma siccomejquello storcimento delta fetta deve re-putarsi utilissimo, perchè per esso la terrasi disgrega e si trita, o almeno si pone incondizione da esser più facilmente disgre-gata e tritata mercè dei successivi lavori,così io credo che dobbiamo esser contentidi un istrumento che ci procura un talvantaggio, senza richiederci per questoaltra forza motrice che quella stessa chejabbisognerebbe al solo rivolgimento dellafetta quando questo volesse ottenersi conqualunque altro espediente.

Queste considerazioni, eh’ io non hovoluto tralasciare di esporre, giacché ca-devano a proposito, ci hanno peraltro al-quanto disviati dal nostro argomento.

Riprendendolo adesso onde com-pletare il già detto, io noterò che la con-clusione finale a cui siamo giunti nell 1 ipo-tesi che il rivolgimento delle fette si fa-cesse contemporaneamente per un certotratto della loro lunghezza, resta intattaanche quando si consideri quel rivolgi-mento come operato dal coltro. Infattil’unica differenza che si riscontra tra l’unoe l’altro caso si è, che l'innalzamento delcentro di-gravità nel primo periodo dellarotazione non deve valutarsi nella sua(totalità, ma deve defalcarsene lo spaziodi cui ridiscende. Or, egli è facile di as-sicurarsi che avuto anche riguardo a que-jsta differenza, se si prenda per limite in-feriore della larghezza delle fette il punto

[per cui si abbia i, ed a partire da

[questo limite si aumenti a poco a pocoquella larghezza indefinitamente, egli èfàcile, dico, di assicurarsi che l’altezza dicui s’iuualza il centro di gravità della fettanella sua rotazione va pure aumentandodi mano in mano. Così, siccome quel li-mite è inferiore all’ altro da noi stabilito,