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Tomo vigesimoquinto. [Parte I.]
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ne viene evidentemente che quest’ ultimo le condizioni che doveano verificarsi ond*

non può oltrepassarsi senza che occorrauna maggior quantità di forza motrice perlavorare una stessa estensione di suolo aduna determinata profondità.

Riassumendo pertanto quanto abbiamo successivamente stabilito, ne trar-remmo motivo per concludere che mentrele razionali esigenze dell’arte ci hannocondotto a stabilire che il rapporto fra lalarghezza deUa fetta e la profondità dellavoro non dev’ essere inferiore al rap-porto numerico di 4 : 3 , la teoria ci hapersuasi dal canto suo che non giovaneppure che quel primo rapporto oltre-passi il secondo. Dovremo adunque nel-1’ assegnare le misure del nostro orecchiocomposto avere in mente che le duedimensioni della fetta più volte ricordatedevono stare precisamente nel rapportosuindicato, ed è perciò che il raggio O A(Jig. 8) dovrà prendersi uguale ai ~ diAB(i).

Non può essere sfuggito all’ atten-zione del lettore, che tanto nel determinare la natura della parte posteriore dell’orecchio, quanto nel tradurre in numeri

(1) Io non sono il primo a raccoman-dare che si abbia riguardo a mantenere undeterminalo rapporto fra la profondità dellavoro e la larghezza delle fette. Può ve-dersi negli Elementi di Agricoltura pra-tica di David Low tradotti in francese dalsig. I. I. Laìné (Tom. I, pag. 107 e seg.)trattato quest’argomento assai lucidamente.11 rapporto peraltro che quell’ autore sta-bilisce è diverso da quello da me fissato,poiché egli vorrebbe che la larghezza dellefette stesse alla profondità nella ragionedi \J 2: t. A tal resultato egli pervienedipartendosi da considerazioni affatto di-verse dalle nostre, e nelle quali non si hariguai do nessuno all’economia della forzamotrice; e siccome a seconda di quel rap-porto la larghezza delle fette per una dataprofondità risulterebbe maggiore che nondietro quello da noi stabilito, così dopoquanto abbiamo detto superiormente po-tremo attenerci senz’altro esame alle nostreconclusioni.

il rivolgimento della fetta si facesse contutta la regolarità e senza inconvenie° 11di sorta alcuna, io mi sono costantementeattenuto al principio che non dovesse 1*terra subire la benché minima compre®'sione per effetto dell’orecchio. Ora, 5lC 'come l’azione comprimente dell’orecchiopotrebbe da taluno reputarsi piuttosto unpregio che un difetto, in vista del raag'gior disgregamento che in grazia di quell 3compressione potrebbe ottenersi in ctf'costanze favorevoli, così io non vogh°tralasciare affatto di giustificare l’adottatoprincipio. E prima di tutto io noterò eh 3senza di questo sarebbe stato impossibilenon solo lo stabilire, siccome abbiamofatto, una teoria Geometrico-Meccanicadell’ orecchio, ma ci sarebbe stato puf'anco vietato di muovere il primo passoin quella via. Ed infatti, non è che sup'ponendo ammesso implicitameote quelprincipio che si è potuto fin dai primiparagrafi di questo lavoro stabilire, eh®la superficie dell’ orecchio esser dover*una superficie plettoide. Rinunziandoadunque a quel principio fondamentale»la determinazione della foggia dell’ oreC'chio da coltri ritornerebbe nel pieno do'minio dell’ empirismo e si vedrebberonuovamente proposte delle forme di oreC'chi espressamente ordinate a diromper®la terra col comprimerla inegualmentenelle sue parti diverse. Inoltre in quellecondizioni del suolo nelle quali potreb'be sperarsi di ottenere il disgregamentodella terra col mezzo della compressi 0 'ne, io reputo che basti a disgregali 3sufficientemente la tofsione che la fe 113subisce nello scorrere sulla superficie no®isviluppabile dell’ orecchio, e vorrei 3ogni modo che uno sminuzzamento ® a o.gioie si riserbasse ai lavori successi'pei quali abbiamo oggigiorno degli stfUmenti molto perfezionati. E se, > n a H.giunta a tutta queste considerazioni)