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dalle mani del suo conduttore obbligò atroncar F esperienza, la quale riuscì me-glio che non avrebbe potuto qualunqueregolare lavoro a persuadere i bifolchi chela videro, che quella leva di pressione,chiamata da noi pigiatore , aveva real-mente ricevuto da Grange molto giudi-zio ed aveva assai più forza a destrezzadi qualunque esperto e robusto bifolco,che posto in quel caso a regolare il corsod’ un comune strumento aratorio sarebbestalo sbalzato lontano dalla sua stiva enon avrebbe potuto riuscire a far mor-dere al ferro un solo pollice di terreno.
» Ma io voleva nel giorno dopo la-vorare coi bovi e lavorare di confrontocol migliore de’miei coltri, giacché F i-stromenlo aratorio annesso al congegnoGrange è pur esso un coltro e non altro.Pensai se convenisse unire alla staffa deicosciali un timone retto o curvilineo, ri-gido o in più luoghi snodato per giungereal giogo dei buoi, e dopo matura rifles-sione mi decisi ad aggiungere un timonesnodato mediante un gancio da unirsi allastaffa e terminato dall’ altro capo con unuueioo che si attacca al chiovolo del giogo,mentre il prolungamento dell’asta l'oltre-passa e contribuisce a dare l’accollo ai bovi.
» Con questa piccola aggiunta con-dussi lo strumento in un campo di pianocostruito di terra gentile, assai facile a la-vorarsi, perchè io voleva vedere qualfosse la massima profondità del suo ta-glio e giudicare dello sforzo che per ot-tenerlo dovevano fare due bovi .... Lamacchina lavorò per eccellenza tagliandoil suolo sino ai dodici soldi (o m ,55) diprofondità,rovesciando benissimo lo smos-so terreno, lasciando il taglio ben nettodietro il suo passaggio. Il mio coltrogiunse fino ai quattordici soldi (o"Vt‘)>ma il rovesciamento era meno compiuto,il taglio restava pulito, ma assai più stret-to e prendendo le zone d’ ugual misura ibovi che, attesa la profondità maggiore,
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smovevano una più considerabile mas* 3di terra facevano visibilmente uno sforz®più grande. Ma lo strnmento Grang ecamminava senza che la mano dell’ uoffl®vi concorresse, meno che per guidare 1bovi e per far agire la leva di riposomomento di voltar corso alla testata delcampo, e il mio coltro occupava conti'nuamente un bifolco, e ne esigeva tuli®la cura e la forza.
» Provai tutti i modi di temperar®il congegno Grange , sia per variare b |r 'ghezza al lavoro, sia per modificare 1®profondità, e vidi con quanta facilità sigiugnesse ad ottenerne i più grandi eflef'li, o con quale costanza si conservasseronel lavoro le dimensioni volute.
» Mi accorsi frattanto che dovendola ruota destra camminare nel taglio , oV®pure deve tenere i piedi il bove corrispon-dente, la lunghezza dei nostri gioghi ® ratroppo grande perchè la linea del tiro sistabilisce rigorosamente ove si convien®*e restando volta viziosamente troppo all®sinistra, a malgrado di tutto il soccorsoche poteva ottenersi dal regolatore, ^punta del vernerò mordeva troppo al so-do ed il coltello lacerava piuttosto ch enon tagliasse la terra.
>’ Feci allora pel di seguente p r ®’parure un giogo più corto, ed i bovi, 8 8'giogati più stretti come richiede la. cal 'reggiata dell’isìromenlo, gli permisero d*lavorare a meraviglia, senza che nulla > e 'stasse a desiderare, e con tale sicurezza euniformità, che giammai nessun bilul® 0può lusingarsi di conseguire. Fu all° rache per cimentare la solidità del cong®gno e per vedere come riuscisse nel cos®di essere adoperato a rompere un s0 ^°costante o una vecchia prateria, lo imf®gnai a lavorare 1’ area d 1 una viottola etbosa piena di gramigna, e che a nieffl° rl *d’uomini non era stata rotta giammai a'l’aratro, ed aveva sempre servito dido a que’ campi. I bovi adoperare