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ferro ed una vite di pressione ; «, ca-tena di ritegno fissata alla parte superioredel calastrello per tenere il pigiatore adu «a forza conveniente ; .il, uncino per at-taccare un terzo cavallo.
Non
appena cominciava 1’ aratroGrange a levar fama in Francia di gran-de utilità che il nostro marchese CosimoRidoljì. promotore sollecito di quanto puògiovare alla patria agricoltura, affrettossidi provvederne uno, dal quale, tuttochéfosse costruito nella forma primitiva, edavesse lo scannello che da un solo latotnclinavasi, pure ottenne ottimi risultaJncnti, elei q ua li diè conto il 5 genna-io 1834 alla società de’ Georgofili, cheonorasi di averlo a memb
Esperimento egli l’aratro in presen-za di vari membri della dotta società e dinitri agricoltori, e lasceremo qui parlarelui stesso a dar conto dei risultamentì ot-nntì, perchè crediamo che il suo direPotrà essere u tiii ss ; ma norma a chi volesse Provvedere sì vantaggioso utensile®d ammaestrare i propri lavoratori neluso di esso.
” Lo strumento era disposto per«sere tirato dai cavalli ed io voleva ri-flettere un poco al miglior modo di tarli.Condurre dai bovi, prima di sottoporloc «n essi al lavoro, e non cedeva per con-seguenza alle preghiere dei miei, quandoeglino medesimi suggerirono di attaccarvinn solo, ma forte e grosso cavallo addettoal servizio ,ì e \i a t em ,ta, almeno, dicevanoessi, per vederlo camminare. Il cavallo viu di fatti atiaccalo, e si vide lo strame»tenuta, in alto la punta del vomereSganciando la leva di riposo, muoversiC ?™ e un carretto, non solo per la via6 ben solida, ma ancora pei se»n ’uclinati e scabrosi, attraversando
senza
—oca Verun inconveniente le viziose inefl o1a »tà del terreno.
” Giacché questa prova lacerasiPresso dei campi che lornavauo a vau-Diz. d'r/gric., lò*
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ga, si risolvette di tentare d’ aprirvi unsolco per farsi una idea dell’ azione uti-le dell’ istromento, per quanto lo per-mettessero le forze di un solo, comunquerobusto, cavallo.
» Fermi in questo proposito, si posein modo la chiavarda fra i ritti che la sti-va si potesse abbassare fino alla metà cir-ca delio spazio che le è concesso , perottenere così dal vomero un lavoro pres-soché medio fra gli estremi che può pro-durre.
» La natura del suolo ove si trat-tava di lavorare era affatto argillosa, peròtenacissima e tale che l’aratro comune esi-ge grandi sforzi per parte del bifolco permantenersi nel terreno, il quale per so-lito si mostra piuttosto lacerato che la-vorato, se le condizioni nelle quali sitrova non sono le più vantaggiose possi-bili, poiché si vede, rotto in zolle com-patte, presentare una superficie irregola-rissima dopo il lavoro, ed esigere che al-tri strumenti lo sminuzzino e lo aggua-glino.
» Se lo strumento aratorio di Gran-ge potesse dare miglior risultamento nonsi fece palese, perchè, incominciato appe-na il lavoro, il cavallo, non uso a quel ge-nere d’impiego delle sue forze, si misein ardenza e potè a fatica essere conte-nuto dal suo conduttore, che lo tenevapel morso, mentre lo strumento agivasenza nessun assistente. Percorse l’ani-male in un batter d’occhio oltre a 56braccia (3a'", 65) corvettando e facendoogni sorta di movimenti disordinati ; tor-tuoso riuscì il taglio del suolo, ma la pro-fondità di 5 soldi di braccio (o w , 146 )che raggiunse dapprima, si mantenne in-variabile in tutto il tratto, e gli sforzi dis-ordinati del cavallo non poterono faruscire dal suolo quel vomero , che anzici persisteva tanto meglio quanto era mag-jgiore la violenza delia forza motrice.
I » Il pericolo che il cavallo fuggisse