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Tomo vigesimoquinto. [Parte I.]
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tendo questo rinnovarsi ogni anno ; men-tre la vangatura non venendo eseguita cheogni quattro anni atteso 1’ enorme spesache suole arrecare, non può certamentemantenere il suo benefico influsso sullavegetazione per lutto questo spazio ditempo.

A questi cenni si aggiunse un dise-gno che rappresenta il coltro-31 achei( fig . 5 ) e la parte posteriore del mede-simo (fin. 6 ); ed altiesi il coltro-Ri-doìjì ( Jig . 7 ), e la sua parte posterioreU'S- 8 )•

ARATRO SAMBUY. ( Vedi Tav. VI,Jìg, 6 del Supplunenlo ).

Volendomi provare, die’egli, di com-porre un aratro che fosse scevro dei di-fetti eh’ io ravvisava in altri, pensai dap-prima a modellare un’ elicoide più allun-gata, facendo l’asse del cilindro lungouna volta e mezza il suo diametro. Ciòottenuto, foggiai il vomere a guisa di cu-neo acuto, si che agevolmente tagliasse lafetta di terra, e cominciasse a sollevarlainsensibilmente, ma non tanto da accre-scere smisuratamente Cai trito per la trop-pa sua superficie. Per pareggiare la curvadell’ orecchio col piano inclinato del vo-mere, volli ingegnarmi di farlo nel modoche mi sembrava più vantaggioso, nonprendendo per guida la forma o il con-gegnameuto di qualunque altro aratroesistente. M’avvidi non essere necessariodi tagliare una così gran parte dell’orec-chio per far luogo al petto, e bastare diadeguare con un piccolo segmento di cur-va 1 ’ angolo formato dall’unione di quelledue superficie, affinchè la terra, nel com-piere la sua rotazione non incontri verunintoppo. Egli è vero che 1’ orecchio in sèriesce più lungo, ma oltre al darmi il van-taggio di una curva uniforme, non inter-rotta, più placida, la soppressione del petto

Questo ' •-—&"• " riuscire il sistema dell’orecchio e vo-

utiljt-, vi a o§‘ un g a , che una grande: mere più corto, lalmentechènell’aratro Ri-sce a lavoro col coltro, po-doljì la lunghezza dalla punta del vomere

ARA

aita al profime, e per conseguenza all’ in-s ‘ erae dello strumento. Tutti questi foricosì vicini fia loro indeboliscono la bure,e ne facilitano la rottura. 11 sig. marcheseRidolfi ha col solo maschio tenuto insie-me l’ orecchio, il tirante ed il coltello,trivellando assai meno la sostanza del le-lgno. Finalmente il regolatore è stato da^ u ' assicuralo alla bure in modo più solì—« vi ha fatto otto fori, onde possa ilb >fulco regolare più facilmente il lavoro,^perocché nel modo stesso che 1’ altac-cave il regolatore con un laccio un pocopiù lungo o un poco più corto determinalu gran parte la profondità del lavoro ;c °sì nell attaccare quel laccio piuttosto adUQ foro ( si noti che il regolatore è disPosto orizzontalmente ) che ad uu altrodipende il poter prendere una riga più o

meno larga, e il mantenersi nella volutadirezione.

Migliorato il coltro-Machet pestali

cangiamenti, il sig. marchese Ridoljì nondubita, anzi è intimamente convinto, che

esso renda tutti i servigi della vanga conquella :

statiienVati:*ein

incontrastabile utilità che manife-

Va «galur a

^ può derivare dal risparmio della

a, e dalla prontezza del lavoro a

Po opportuno. Imperocché esso fendeU tén—-- ■■

fello,

nosono

ll; ra dici dellingn

ed

reno profondamente, lo rivolge af-

e induce, o distrugge io più o me-

l etnpo nel campo quelle giaciture, che

n mutili, o dannose. Esso mette a nudo

e erbe, che così periscono ed

■‘Scassano il suolo ; discopre la gramigna

!! j bul bi di altre piante dannose, cui il

dno può raccogliere, e liberare il camPo ,]- - °

co n

esse e da tutto ciò che l’ingombra,

te - L

vanto

;io sommo delle future raccol-

Col

Piante nate in un terreno lavorato

coltro

stendono le loro radici, e sibongom, al coperto degli effetti di siccitàestate, nun meno di quello facciano

dell

in

fu

. - ~' la^touv.

erreno lavorato colla vanga. A tut