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Tomo vigesimoquinto. [Parte I.]
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alla parte posteriore inferirne all’ orec-chio è rii centimetri 8g, mentre non è chedi 8 nel mio. Così cadde la tema che l’al-lungamento dell 1 orecchio portasse perconseguenza una mole eccedente dell'ar-nese, ed un considerevole aumento di at-trito ; e didatti l’aratro del marchese Ri-dai/! è lungo dalla punta del vomere al-P estremità posteriore del dentale i/”o8,e pesa circa 78 chilogr.; il mio è lungoo. m 88, e pesa circa 78 chilogr., essendouguale nei due aratri la larghezza di fettae la profondità di lavoro alla quale si puògiungere.

Composta in siffatta guisa la partepiù importante dell’ aratro, quella cioèche ha la maggior influenza sulla bontàdel lavoro, passai ad ordinare le altre, colpensiero di evitare con ogni mezzo pos-sibile tutte le inutili resistenze.

Il dentale fu disposto col suo Iato si-nistro, cioè quello che striscia lungo il ter-reno sodo, parallelo all’ asse dell 1 orec-chio, siccome fu dimostrato dover esseredal Lambruschini ; imperocché se l’assesuddetto divergesse all'indietro, come nelmaggior numero degli aratri esistenti, laparte posteriore dell 1 orecchio, operereb-be una pressione sulla terra rovesciata,nociva tanto alla bontà del lavoro che al-l 1 economia della forza movente. Questapressione impedirebbe alle parti minutedistaccate, di ricadere nel solco apertodietro 1 ’ aratro. Alcuni troverebbero unpregio in quel liscio della fetta e in quelsolco pulito ; ma ben altrimenti si giudi-cherà da chi ragiona, poiché è scopo dellavoro, che la terra si apra, si stritoli,quanto lo stato in cui si trova, nè trop-po asciutto, nè troppo umido, glielo per-metta. Mollo si deve insistere su di questopunto importante, di non doversi lisciarela terra, ed è anzi un vantaggio reale cheparte di essa si disgreghi a segno di rica-dere nel solco, purché non talmente daimpedire al bifolco di camminarvi dentro.

ARA

Parecchi autori vorrebbero che »lato inferiore e quello sinistro del dentalefossero leggermente concavi, supponendoche l’attrito ne divenisse minore. M* 1 I®esperienza mi provò non essere così ; e dif'fatti, se per la parte media della loro 1"°'ghezza questi lati premono meno coni’ -0la terra, la parte posteriore premerà tantomaggiormente che, invece di correre p 11 'rallelamenle ad essa, formerà un angui®

| maggiore, ricalcandone anche talvolta ut* 9porzione. Però il male maggiore di tid edisposizione si è questo, che per prog |-e 'dire rettamente nella terra il calcio deldentale coll'estremità del vomere, devo 1 ’ 0trovarsi su di una linea parallela alla di'rezione del movimento ; questo è facil 0ad ottenersi, ma poche ore d'uso basta 00a disturbare questo parallelismo, poich®il vomere si logora molto facilmente, ive°“tre il dentale dura assai, ed allora si de' 0col regolatore rimediare al deviarne 0 * 0che necessar iamente prenderebbe Parali -0 ’

e ciò a danno della forza di trazioniDicasi lo stesso per la base o superfi® 10inferiore, che variando la lunghezza delvomero, varierebbe pure la sua tenden 2 ®ad approfondarsi.

L’ aderenza della terra, tanto p |Llse è tenace ed umida, è in proporzioni«Ielle superficie delle faccie che le sono' 0contatto : le dimensioni adunque «lei de°'tale devono bastare a renderlo sudicie 0 'temente durevole ed a dare la stabili 1 ®necessaria alla macchina ; il sovrappiù esuperfluo e nocivo: ciò spiega perchè 1°feci strettissimo di base e non soverchi®'mente lungo.

Questi sono i principii che miressero nel determinare la forma e p oS1zione dtl coltro.

Pensai di dare alla bure una foi" 01 ®alquanto ricurva, per formare col cob r °un angolo più ottuso, e renderla in fl 0 ®sito più alta da terra, onde più diffi clmente si accumulino le erbe, stopp ,e ’