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binalo di T'aleourl , detto dorso a dorso ,sembra, giusta l’avviso dei più esperticoltivatori, esser assai vantaggiosa.
Descrivendo l'aratro binalo di Arn-merhqf. non è già nostro intendimentodi raccomandarlo come superiore adogni altro, che anzi ha desso alcuni difet-ti gravissimi ; però il principio della suacostruzione sembra soprattutto aver qual-che interesse, dappoiché presenta nonpochi vantaggi che fanno di cotesto ara-tro un istrumento utile per la coltivazio-ne dei pendii ripidi, solo caso, a parernostro, cui limitar davesi 1’ uso degli ara-tri binati; e se in pratica altri aratri viprimeggiano , interesserà desso almenoper la novella forma, che tornerà utileforse per le ulteriori combinazioni.
L’aratro in parola componesi adun-que di due carreggiate soprapposte - , ma invece che 1’ una sia al disotto della frecciae 1' altra al disopra, si collocano ambeduesotto la freccia A (Tav. XXXIII, fig. 5 ),
eh’ è orizzontale e lunga a metri 16 cen-timetri. Tranne la freccia e le due stiveche sono di legno, tutto il rimanente èdi ferro battuto. I vomeri ss , lunghi /j6centimetri, larghi 2 2 centimetri, hannola forma e la curvatura del vomere del-1 ’ aratro di Schiverà, come pure i rove-sciato! vv ; questi per altro sono modifi-cali nella loro larghezza, la quale è sol-tanto di 20 centimetri per ciascheduno,e nei loro orli, che si toccano e forma-no uria linea retta. La lunghezza dei ro-vesciaci , partendo dalla estremità deivomeri, è d’un metro 4 centimetri. Idue coltri e e si compongono di un so-lo pezzo assai largo che rionisce i duevomeri, come i puntelli i i, che diremomobili, congiungono i due ceppi c c. Ledue carreggiate dell’ aratro che in questaguisa formano una sola massa, restanoquindi affatto separale dalla freccia ; essevi si riattaccano mediante un asse chepassa nelle aperture praticate nei puutel-
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li mobili alla linea di separazione dell*due carreggiale, ed in quelle degli altr’puntelli immobili che lo mantengono nel'la posizione orizzontale, e che sono fe r 'mate nell’ ago mediante forti viti. Di ^guisa possono le carreggiate girarsi libe-ramente intorno 1’ asse ed applicarsi oraa destra, ora a sinistra dei puntelli in*'mobili. Per mantenere queste carreggi-le nella posizione verticale si impiegauna leva Z, la cui estremità anteriore è fis-sata, mediante una cerniera n, sopra laparte superiore della freccia; l’altra estre-mità rialzata, m, esce dal manico. Tal le-va va munita di due denti p, che scen-dono dai due lati della freccia, e s’ intro-ducono alternativamente in uno dei bu-chi praticali nelle parti corrispondenti deivomeri, quando quest’ ultimi non lavora-no. Ad alcuni aratri si aggiunge un unci-no che saldasi alla estremità posterioredella f eccia, per mantenere la estremitàdi ceppo rinversala e per darle così mag-gior solidità.
Per girare 1 ’ aratro , si solleva dap-prima la leva , poscia la freccia , appog-giandola sull’anti-lraino; rinversala la car-reggiala , la si appoggia leggermente con-tro la terra, e si tira la freccia dal lato de-stro se la carreggiata dev’ esser posta asinistra ; e dal lato sinistro se va colloca-ta a destra; dopo di che si rimette al suoposto la leva.
Questi aratri vengono usati in alcu-ni villaggi nei contorni di Tubinga ; e traquesta città e Stuttgardia. Nella proprietàdi Ammerhof, vicino Tubinga , che con-tiene 100 morgen di campi benissimo col-tivati, vengono usali esclusivamente. Delrimanente l’aratro d’ Ammerhof propria-mente detto dislinguesi alcun poco daquello per noi descritto e eh’ è del vil-laggio di Plieningen , dove un sempb® 0fabbro ferrajo lo modificò, approfittandodella vicinanza di Hohenheim ; ma sic-come non porla in quel villaggio vci’ u **