348 A R G
I peli possono derivare da inugualeabbassamento del fondo o da insufficien-za di scarpa ; riparansi mediante rinfian-clii esterni od interni, e talora fa d’ uoporifare un tratto dell’ argine.
I trapelamenli che spesso vedonsinegli argini nuovi non sono a temersi,giacché si chiudono naturalmente. Beoaltrimenti però è delie sorgive che indi-cano grandi vani nell’argine prodotti o daputrefazione di materie vegetali, o da tra-fori fatti da talpe o simili animali. Per ri-pararvi convenientemente, fa d’uopo sca-vare un fosso, il cui fondo sia più bassoche il canale per cui trapela 1’ acqua, eriempirlo di buona terra argillosa benbattuta ; differendo però questo riparo incaso di piena per non indebolire 1’ argineal momento in cui più abbisogna di for-za. Yi si ripara allora provvisoriamenteotturando la bocca per cui entra l’acqua oquella d’onde esce, e serrando con uncontro argine un piccolo tratto di terra allato interno, sicché 1’ acqua vi si arresticome in uno stagno.
La corrosione può essere accidcn-\tale , cioè tale da potervisi riparare, o ne-cessaria , vale a dire, dipendente da cir-costanze inerenti alla natura del fiume.Alla corrosione accidentale rimediasi to-gliendo la cagione del male o coll’allarga-mento o scavo dell’ alveo in quel punto ,o con pennelli, coi quali dirigesi il corsodel fiume ove giova meglio, o col ritirare1’ argine più in dentro della ripa, e fortifi-cando con gabbioni od altrimenti la scar-pa interna dell’ argine.
Le corrosioni necessarie non si ri-parano che mutando direzione al corsodel fiume o all’ andamento degli argini.
Questi sconcerti non prevenuti onon riparati efficacemente e prontamenteproducono le rotte , flagello dei paesi po-sti in riva dei fiumi, e sono quello squar-cio che fanno le acque gettandosi nellevicine campagne ; il riparo consiste nel ri-
A II G
fadimento del pezzo di argine, operaz'° nepiù o meno difficile secondo che il P e ^più magro del fiume è al di sotto o al disopra del livello delle circostanti camp®"gne. Nel'primo caso attendesi per ril® ,eP argine che le acque siano ridotte all®maggiore bassezza nè più scorrano p ello squarcio, ed allora deve farsi il lavorocolla maggiore possibile sollecitudine p elprevenire una nuova piena, cominciandoai due capi della rolla e continuando fi°'che il lavoro s’ unisca nel mezzo. Secorso dell’ acqua ha scavato profonda-mente il luogo ov’ era 1" argine, anzichépiantarlo sulla linea di prima, giova, p el ‘solidità ed economia, rifare P argine, p lUdentro terra, unendo con dolce curva 1due capi della rotta. Ncm potendosi pe fla sollecitudine ben battere ed assodare ilterreno, si rinforza il nuovo argine conuna spalletta all’ esterno, e con armaturedi gabbioni all’ interno.
Ben più difficile è torre le rotte del-la seconda classe, dovendosi rifabbricarel’argine malgrado l’impeto d’una corren-te che seco tutto travolse. Fino a chedura la piena altro fare non puossi chelimitarla acciocché non si dilati,palificandogli estremi della rotta e preparare i mate-riali per toglierla in seguito. Ridotta 1’ ®'equa all’ ordinario livello, si pianta un®palafitta, ponendo i pali distanti un dal-I’ altro, quanto è la loro grossezza, ed an-che a contatto se il fiume è assai rapido,sopra una linea distante internamente dalcapo superiore della rotta, e che viene ®concorrere col filone sotto un angolo diio gradi, continuando in tale direzionefino di contro all’estremità inferiore dell®rotta. Fra questi pali s’intrecciano pef'tiche flessibili per arrestare alquanto Ucorso dell 1 acqua. Piantansi tosto altredue palafitte che chiudono la bocca dell®rotta, l’una sulla linea del lato interno del-l’argine, 1’ altra sull’ esterno, collegandoleinsieme con travi orizzontali detti catene-