ALL’AG. DEPISTA fa
osserva, le deride piuttosto come insensibili diquel che le esalti come pudiche. Dopo ciò ,torna di nuovo in campo la vostra favoritabonomia , droga sospetta per sè, e che voiguastate ancor di più facendovi entrare un in-grediente di mal odore che compisce di scre-ditarla. Non è egli dunque visibile , diranno imiei concittadini, che voi ilon ci trattate puntomeglio in morale che in letteratura , che cidate il meno possibile , e cercate anche di me-nomarlo di più; che Trasea appunto come Li-vio è secondo voi una singolarità che non tirapunto a conseguenza ; che la nostra moralità èfloscia e pesante come il nostro spirito, che inun sesso o nell 1 altro non ha nulla di eminentee di meritorio ; e che infine la bontà e la stu-pidezza sono due rami della stessa pianta, natidallo stesso germe , e nudriti dello stesso ali-mento ? Convien dire eh’ io abbia ( io, si, per-chè o io o voi ) ; eh 1 io abbia , dico, idee as-sai poco esatte delle differenze morali, poichénello scorrere le storie di Roma e le nostre,il carattere de 1 Padovani mi si presentò in unaspetto alquanto più rispettabile, nè so conce-pire che ad alcuno possa apparire altrimenti.Come ? quel Cecina Peto che tentò un 1 impresada Romano , e da Romano morì (a) ; quel Cas-sio centurione, degnissimo di questo nome, che
(a) È noto che fu collega della sollevazione di Scri-boniano in Dalmazia contro lo stupido tiranno Claudio,e che poi tradito dalle truppe , e condotto prigionieroa Roma, si uccise da sè alla Romana . Il nostro scrupo-loso Pignoria non ardisce asserire che Cecina fosse Pa-dovano, benché avesse il cognome stesso di Trasea , e