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osò dire in un convito che non gli mancavanè la volontà nè il coraggio d’ uccider Augu-sto ; quei Padovani che malgrado le minacelee 1’ arme di Pollione s’ attennero inconcussi allacausa della Repubblica , e niegarono aiuto adAntonio, e quei servi eternamente memorabilieh’ ebbero per i lor padroni una fedeltà supe-riore alle torture e agli strazj («) ; tutti questiadunque dovranno lodarsi soltanto di fredda einnocente bontà , e non esaltarsi per fermezzae grandezza d’animo ? E daremo il titolo dibonomia al coraggio erculeo di quel Monte diMonselice, che sentendosi da Eccelino chiamartraditore, senza risponder nulla, gli balzò alcollo furioso, e gittatolo a terra, mancando dispada, diessi a straziarlo coi denti e colfugne,e 1’ avrebbe affogato o sbranato se accorsi isgherri del tiranno non 1’ avessero ucciso soprail corpo insanguinato e malconcio del suo ne-mico ? o all’ atto singolare di Zambonetto Ca-ponegro che in mezzo ai tormenti si recise coi
fosse suocero del medesimo. Certo che questi argo-menti non dimostrano la cosa alla geometrica, ma for-mano una presunzione assai forte che s’accosta allacertezza morale. E poiché il Cecina di Vicenza era Al-lieno e non Peto , nè v’ è altra città che abbia titolimaggiori di rivendicarlo, noi crederemo di poterlo inbuona coscienza tener per nostro.
(a) Avendo i Padovani sotterrati i loro tesori persottrarli alla rapacità di Pollione , legato d’ Antonio , iservi messi da lui alla tortura perchè palesassero dovefossero nascosti, resisterono a tutti i supplizj piuttostoche tradire il segreto dei lor padroni : esempio unico ,ed esaltato a ragione da Macrobio che ce ne tramandòla memoria.