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la scienza grammaticale non è la scienza dei pedanti, come al-cuni osano, per far, crcd’ io, velo alla propria ignoranza, d’ affer-mare ; ma quella dei veri dotti ; i quali e possono giustificare lecure sollecite, che su di essa spendono, coll’ esempio di moltigrandi uomini dell’ antichità, in ispccie di Tullio, cui niuno vorràdar taccia ingiuriosa di pedantismo ; c col rammentare a quelliche sè dicono filosofi, e loro con aspri ed illiberali motteggi pren-dono a vilipendere, che le idee si dichiarano per mezzo delle pa-role; sicché quelle aggiustatamente non possono intendersi, seprima non sia il senso di queste a ragione compreso.
Se io però lodo il Visconti pel suo sapere nell’ antichità scritta,non intendo già, per rispetto alle lapidi latine, di preporlo al ce-lebre monsignor Gaetano Marini , che davasi vanto, e ne avevaragione, di aver copiato più iscrizioni, che non ne avesse altrilette ; e che coll’ opera sua dei Fratelli Avvali superò quanti di-nanzi a lui sopra antichi marmi aveano scritto, e tolse per av-ventura ai posteri la speranza di poterlo in ciò, non che vincere,ma nemmeno uguagliare. Così se aggiungo ora, che il Viscontiin ispiegare talvolta le medaglie, e i monumenti egiziani e glietruschi, conseguì lode, dir non voglio, che ei togliesse la palmanelle prime all’ eruditissimo Eckhel e al peritissimo Sestini, neisecondi al dottissimo Zoega , e nei terzi al sagacissimo Lanzi. Eglifu primo nell’ antichità figurata ; e seppe negli altri rami della suadisciplina quanto era necessario per iscriverne all’ uopo con buoncriterio ed opportuna erudizione. Per somigliante maniera Apelle ,che fu il primo pittore delle arti antiche, cedeva ad Anfione nelladisposizione e nel concerto, ad Asclepiodoro nelle misure, a Pro-togene nella diligenza { 14); e Raffaello che primeggiò su’pittoritutti delle arti risorte, egual non fu al Buonarroti nel disegnodei muscoli, a Tiziano nel colorito, al Coreggio nella scienza delleombre.
Neppure vuol credersi, che il Visconti sempre nelle sue opi-nioni il vero aggiugnesse. Sparse anch’ egli nei suoi libri tali con-getture, le quali non sa il dotto e critico lettore assentire. Nonpuò egli però a meno, allorché in queste si avvenga, di non sen-tir sè compreso da somma venerazione pel grande antiquario, che
(14) V. Lanzi Stor. pitt. toni. 2. pag. 73. Plin. Stor. nat. XXXV. 10.