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Storia della Accademia della Crusca e rapporti ed elogi editi ed inediti detti in varie adunanze solenni della medesima / dal segretario ... Gio. Batista Zannoni
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il senatore Filippo Buonarroti ; il quale quasi fu ritrovatore del-l’ottimo metodo, e d’esso fu sempre osservatore diligentissimo.Non andrebbe, a mio credere, lontano dal vero quegli che af-fermasse, aver egli aperta la strada al celebratissimo Winckel-mann, al quale dovuta è la gloria di aver sapientemente recatoa sistema 1’ antichità figurata e di averla stretta in fratellevolconcordia colf arti amenissime del disegno. Dicasi pure, che seil Winckelmann non era, il Visconti non era. Aneli’ io il dico ;ma però non voglio che menomati od indeboliti per me s’in-tendano i meriti del romano antiquario. Anco se il Colombo nonera, il Vespucci nou era; e il Newton pur non era, se il Ga-lileo non era: e quel grande non avea rossore di confessarloegli medesimo. Di nessuna, o al più di scarsa lode, quegli ripu-tar si dee degno, il quale non altro sa, vivendo, che cammi-nare per quella via che altri già aperse ; come i Pittagorici e gliAristotelici eran usi di fare. Ma ben se ne dee conceder moltaa quello, il quale posto il piede in un sentiero da altrui segnato,sa colle sue forze più oltre procedere. Così appunto fece il Vi-sconti: e molte ed importanti furono le sue scoperte. Assiduoegli nella lettura dei vetusti scrittori greci e latini, e dei libririguardanti le antichità; conoscitore di tutti i monumenti dellasua Roma e delle altre cittadi, e con raro esempio congiugnendocon memoria prodigiosa perspicace intelletto ; quello che nel fattodell’ antiquaria può sapersi, tutto, o almen presso che tutto, aveasempre, e dirittamente, all’ animo suo presentissimo. Perciò, con-siderato appena un antico monumento, tutti egli aveva in prontoi sussidi per dichiararlo ; per interpretarne i somiglianti, o maleda altri esposti, o lasciati come inesplicabili in abbandono ; percorregger sovente quel Winckelmann , che gli fu colle sapientis-sime opere duce e maestro; e per accrescere il numero delleverità, e delle regole della sua disciplina.

Nè solo mostrò mente sì felice nell’ antichità figurata, ma nellascritta eziandio. Interpretazioni nuove ed ingegnose di non po-chi passi delle due dotte lingue, correzioni evidenti di essi, e dimarmi scritti, e bei supplimenti di questi ove il tempo ne logoròpresso che totalmente le lettere, lasciando solo qua e là incertevestigie, sono uno degli ornamenti più pregevoli delle celebratesue opere. Rifulge qui in ispecial modo la grandissima sua pe-rizia nella lingua dei Greci, e qui ne chiarisce egli col fatto, che