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del fuoco; Mercurio insegnò agli uomini l’arte, con che questi ilfuoco traesser dai legni, ove pietre non fossero.
Subietto di lunga e bella dichiarazione è il così detto Gladiatorcombattente, sublimissima statua, dalla quale ha l’opera fausto in-cominciamento. Se il Visconti col volgar nome la intitola, mostraperò ad un tempo con dotte prove e convincentissime, che essonon le può appartenere. Considera egli dall’ una parte, che figurea questa somiglianti, nude e con armi in mano, mai non rappre-sentano gladiatori, ma sibbene Eroi ; e d’altra riflette, che le po-che e certe statue di gladiatori, che sono fino a noi pervenute,punto al simulacro borghesiano non si rassomigliano: e abbondan-tissimo è negli esempi, che adduce a provare la sua doppia asser-zione. Ne chiarisce egli di poi, che l’attitudine della statua è ditale, che pugni pedestre con tale che seco combatta da cavallo; esaviamente perciò congettura, che alle prese egli fosse con unadelle Amazzoni: valorose donzelle, a pugna equestre accostumate.Tra quei, che a contesa venner con loro, assai si celebrano Ercolee Teseo ; ma i lineamenti, che alle immagini di questi eroi per gliantichi si attribuirono, a quelli della statua borghesiana non siconformano. Può il pensiero rivolgersi a Telamone figliuolo d’Eaco ,rinomato al pari di loro in battagliare colle prodi femmine del Ter-inodonte. Vel rivolge di fatto il Visconti, e acutamente si avvisa,potersi sospettare, che Cimone, il quale da Telamone discendeva,e la memoria ravvivava dei prischi Eroi d’Atene, e le ossa di Te-seo riconduceva in patria, trascurar non dovesse le glorie dellasua illustre prosapia. Al quale divisamente non opporsi nè lo stiledella scultura, nè la forma delle lettere, colle quali scritto vedesiil nome dell'artefice, che fu Agasia Efesino, è dal Visconti conbuone ragioni dimostrato.
Se i moderni, che la storia scrissero delle arti antiche, non co-nobbero che un solo Policle tra gli scultori; il romano antiqua-rio (19) ad evidenza prova, che due ne furono di questo nome. Glisono scorta Pausania e Plinio, il cui testo, perchè due Policli chia-ramente novera, fu dall’IIarduino, per brama di correggerlo, mu-tilalo.
Degna che qui se ne faccia menzione, panni essere la conget-
(19) Tom. 1. tav. 26.