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dorarlo presente alle mensuali adunanze, senza peccare contro ipubblici voti e la pubblica utilità. Questo grave infortunio nonfu che l’infausto preludio di quel grandissimo, da che, nemmentrascorse due lune, colta fu la Toscana per la immatura e re-pentina perdila del suo, più presto padre che principe, Ferdi-nando III , il quale mercè del sapientissimo reggimento dello Stato,delle splendide geste, e delle virtù rare e nobilissime, volerà vivoper le bocche dei posteri, eziandio i più lontani, com’ebbe ilpiù grande degli elogi nel dolore c nel pianto degli attoniti stra-nieri, non che dei suoi gratissimi cittadini. Tergati però questile lacrime, imperando Leopoldo II , custode sollecito di quella fe-licità che sembra abitar tra noi come nella nativa sua sede ; eda Lui sian rendute grazie dall’Accademia nostra, per essersene eglifatto il protettore, e per aver benignamente permesso, innalzatoal trono della Toscana , che il venerato suo nome stia in fronteal ruolo accademico, siccome quando n’ era egli il Principe ere-ditario. Questo novello onore e segnalatissimo ci farà intenderepiù coraggiosamente agli studi nostri per l’uopo del Vocabola-rio , e più ci renderà forti nella già fermata massima di adottartutto ciò che di vero ne insegnino nelle loro censure i dotti av-versari, e di ricambiare con la dignità del silenzio la villania dellasatira e del motteggio.