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troppo s’acconciano. Gli se ne fece rimprovero e in parole checertamente pervennero alle sue orecchie, e in iscritto che certa-mente egli lesse.Ma non se n’ebbe alcun prò; chè riprensione disavio e discreto censore vinta è dai plausi del laudatore incom-petente: da tanta debolezza compresa è nostra misera natura.Dalla qual debolezza appunto piglian diritto a scusa e perdonanzai divisati difetti delle opere del Ferroni; ed io gli notava dopoaverne laudati i meriti, perchè reputo che i funebri elogi averdebbano un doppio fine ; quello cioè di mostrar gratitudine allamemoria di chi ne giovò col sapere; e quello altresì d’infiammarnei viventi alla nobile imitazione. La quale imitazione non può esten-dersi a tutte parti, perchè umana opera mai non va libera da er-rori; e questi errori debbono farsi manifesti ad utile di quelli chesegnano delle prime e titubanti orme le difficili vie del sapere.
Giovani studiosi che mi ascoltate, e ne’ cui fervidi petti si fe-condano i germi delle pubbliche speranze, voi or conoscete qualeintendimento io m’ avessi in parlar del Ferroni. Il molto adunquene imitate, in che egli seppe rendersi degno di lode; e schifatequello in che ei pagò tributo all’umana fralezza. Se, cresciuti inetà, ad opera mai ponete mano, rammentate eh’è perpetuo dovered’ognuno che scriva, il far procedere la sua materia, e che allacarta perdonar dee chi atti non abbia gli omeri a tanto peso. Sen-tite profondamente il vostro subietto; e segga prima nell’animovostro ciò che accolto bramate in quello d’altrui. Vi consigli egiudichi alcuno di quei pochi che il retto veggono, e il vero fran-camente palesano; nè mai v’inebrii l’applauso dei molti; chè v’hatra’ molti e chi talora in lodare altrui sè ai veri sapienti mostraimbecille, e chi sempre per bassezza d’animo parla a grazia, nè saesporsi ad odio partorito da verità, cui, a sua gran vergogna, pre-ferisce amicizia ingenerata da non debito ossequio.