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Storia della Accademia della Crusca e rapporti ed elogi editi ed inediti detti in varie adunanze solenni della medesima / dal segretario ... Gio. Batista Zannoni
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delle parole. Lucano, che per la intemperanza dell’ingegno hatanto amplificato il detto celebre, Cae sarem vekis; nulla ha toltoad esso di sua grandezza. Si è eziandio brevi col racchiudereuna verità in una massima generale, offrendosi così allo spirito,in una sola idea, le immagini più ricche. Quante cose non pos-sono dirsi per rappresentare al vivo F intiera distruzione d’ unacittà ? Al solo Virgilio però dato era lo scrivere : et campos ubiTroia fuit. La brevità litterale può dividersi in brevità per sot-trazione e in brevità per modo. La prima è quando il verboprincipale è comune a due cose, quando è tolto interamente, equando sopprimesi esso medesimo ed altre parole, che regolar-mente si dovrebbon ripetere. La brevità di modo è di due spe-cie : l’una, quando colla parola si evita direttamente il verbo, oalmen si risparmiano altre parole richieste dalla natura della sen-tenza ; l’altra, quando una parola tolta della sua diretta signifi-cazione impiegasi per compendiare indirettamente una sentenza.Di tal natura è quel torrente accennato da Stazio , che perve-nuto alla pianura, si dilata, et campo respirat aperto. La qualbrevità per traslato, che all’ immagine accresce energia, è da ado-perarsi con sobrietà nella poesia di dialogo ; laddove nella liricaesser dee, a così dire, il pane quotidiano.

E qui ha fine il ragguaglio dei lavori e delle prose accade-miche di questo anno. Non l’ha però egualmente il penoso eser-cizio di vostra pazienza in ascoltarmi; chiamandomi ora gli Sta-tuti a dirvi degli Accademici corrispondenti De Rossi e De Ro-smini, che all’ ornamento nostro, anzi a quello di tutta Italia ,poco davanti ha tolto la mano avida della morte. Se voi, cuison noti a dovere i molti scritti dei due dotti uomini, sapetecome di loro dovrei parlarvi ; io, per lo contrario, cui bene ènota la fievolezza del proprio ingegno, temo forte di non poteradeguare con le mie parole il giusto concetto di vostre lucidementi. Viva però ne sento la volontà : lo che mi ricrea grande-mente, sapendo per la esperienza di molti anni, che la benignitàvostra sta a quella pienamente contenta. Entro adunque con fidu-cia nel comandato argomento; in che, giusta mio costume, diròcon brevità somma, e schiettamente, quello ch’io pensi: e fo pri-mo il cavalier De Rosmini .

Carlo De Rosmini nacque in Rovereto , il 28 ottobre del 1758.