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già tollo in gran parte coll’abolizione delle primogeniture c de’lide-commissi.
Se l’Accademico si allontanò in questa prosa, concedendologli Statuti, dalle materie appartenenti alla nostra favella; ravvi-cinovvisi il collega Niccoli ni, trattando nella sua lezione dell’unde’modi, onde le lingue sono con più splendore ministre agl’in-gegni. Parlò egli della brevità delle scritture. È certo, che il ri-sparmio delle parole accresce gravità alle sentenze ; ma egli ècerto altresì, che con questo si corre pericolo di farsi oscuri.E chi oscuro riesca in iscrivere, non può egli giudicarsi con-ciso; perocché la brevità e la lunghezza delle scritture misuratenon sono dal numero delle parole, ma sì dal tempo eh’ è neces-sario a comprenderle. Dalla brevità faticosa ha origine lo stileduro e contorto, onde ritardasi al nostro intelletto la percezionedelle sentenze. Le voci preciso, e precisione, sono male spiegatenel Tesoro di nostra lingua ; e il vocabolo concisione in esso nonsi registra. Tra il conciso e il preciso è per avventura differenzanon lieve, parendo, che questo all’ idea debba riferirsi, e quelloal modo di esprimerla. Ma esser non può scrittor conciso quegliche insieme non sia preciso, perchè mancando della esatta co-gnizion delle cose, dovrà errare nella proprietà delle voci, ondela brevità deriva e la chiarezza. Può la brevità in mentale di-vidersi e in letterale. Appagasi nostro intelletto in veder far moltocon poco : e questa brevità che nel pensiero è riposta, non puòcerto insegnarsi. E necessario, per porla in opera, l’aver da na-tura sortito un ingegno, che fra le idee, che gli si presentano,elegger sappia la più ricca d’immagini, di quelle in special modoche nell’animo nostro presto s’imprimono; cosicché la menteprevenga il corso della sentenza, o vada rapida con essa. Ciòpuò dichiararsi con infiniti esempi di classici scrittori ; ma servaallegarne uno di Virgilio, ed un altro di Dante . Exoriare aliquisnostris ex ossibus ultor : scrisse il primo. La mente in questa, chesembra solo imprecazione di donna disperata, prevede la morte diDidone e la generazione che si moverà a farne vendetta. Posciapiù che il dolor potè il digiuno: disse il secondo. Nel qual versopresagisce l’animo gli orrori di una morte cagionata dalla fame,che un mediocre poeta avrebbe descritta, ma che l’Alighieri tuttaracchiuse nel verbo potè. Vi ha pure una brevità che dipendedal pensiero, alla cui efficacia nulla può togliere lo scialacquo