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dar coraggio ai primi e a torre ardire ai secondi, di facile corronoquesti al ludibrio, e di facile cadono quelli in avvilimento. Dicoora ritornando in via, che amore di allievo è amor di ricambio,non avendolo egli pel precettore, se questi innanzi mostrato nonabbia d’averlo per lui. Che assai n’avesse pe’suoi creati il Tar-gioni, renduto è palese dalla testimonianza eh’essi stessi ne fanno.Parlo io alla presenza di alcuni di loro; sono certo ch’ei non miaccusano di menzogna. Al quale affetto mosso era dall’indole suà,che fu retta e mitissima. Ardentissimo egli del sapere, n’ avea carii progressi, o suoi fossero o d’altrui. Quindi d’opera largo e diconsiglio a tutti quelli, in cui potea collocarsene la speranza; equindi pur libero da quella invidia, onde le storie delle disciplinepiù nobili sono grandemente contaminate. Il vero, ch’ei sentì for-temente, sempre il mandò per le labbra fuori in libertà placidissi-ma; sì che mai non offese chi stava in errore. Così egli visse nel-l’amore di tutti; così in morendo pose in doglia la patria; e cosìpervenne a quella fama, che mai non cercò, ma che dee dirsi in-tera, perchè da sapienza originata e da probità.
Ippolito Pindemoute uscì alla luce in Verona il 13 novembredel 1753. Nè più beni avrebb’egli potuto mai recarsi all’animo,nè conseguirne maggiori di quelli, che quasi in gara a lui detteroe natura e fortuna. Nato di perspicace intelletto, e d’indole incli-nata a virtù, in città illustre, e tra lo splendore e il censo lauto difamiglia grandemente accesa dell’amor del retto e del bello; ebbedal rinomato Cassiani la istituzione nei miti studi dell’umanità, eaiuto ad essi e incoraggiamento dal Torelli e dal Pompei, letteratidi quell’alto grido che tutti sappiamo.
Assai solleciti furono i frutti del poetico ingegno del Pede-monte, nè pe’ giusti plausi ch’ei ne riscosse, mai fu visto invanire ;ma sol divenir più fervido nella nobile impresa. Al sapere inteseegli sempre, e Io amò solo perchè l’anima gli empieva ed il cuoredi veri diletti, e il modo altresì gli porgea di spiegare in iscritto imoti di questo e i pensamenti di quella : moti e pensamenti, che mainon travalicarono i confini del giusto e dell’onesto: i quali confinipose natura e rincalzò santa legge, non già ad incatenarne gli attie il pensiero, ma sì a farne stabile ed intera la prosperità pubblicae la privata.
Per questa viva brama di più sapere, il giovine Pindemonte