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della gloria, che, per l’invidia e raggiro degli emuli, presso chemai non ottengon viventi. Se non che, mirando egli in ogni suopensamento al pubblico bene, chiama quest’ ardente brama di glo-ria uno splendido e utile errore, per cui le fatiche dei trapassatiai piaceri contribuiscono e alle comodità dei viventi. Questo iotraeva dalle Prose campestri: e in saggio delle Poesie del nomemedesimo, riferirò una strofa della canzonetta sulla Melanconia ,in che il Pindemonte sè dipinge, qual io il diceva, scrivendo:
Gli onor che sono?Che vai ricchezza?
Di miglior donoVommene altier:
D’uri!alma pura,Che la bellezzaDella naturaGusta, e del ver.
Tra l’Epistole in versi, sono in special modo da considerarquelle, con che par confortarsi 1’ animo nell’ aspre vicende di fie-rissima guerra. Tocca il poeta le comuni sciagure; ma solo a inge-nerare compassione per quei che le soffrono, e non a destar odiocontro color che le recano. E distrutta l’amena sua villa; ed egliafferma che prò non gliene verrebbe alcuno, se intatta ancor stes-se , turbandogli ogni diletto il pensiero tristissimo che quellepiante,
Onde il piano si veste e la collina,
Del sangue uman, che ad esse intorno corse,
Sì rigogliose crebbero, e sì verdi.
Le altre poesie, che qui non rammemoro, sono di simil modorivolte a virtù, e scritte sempre con lingua poetica, con verso ar-monioso e con immagini vaghe e tranquille. È il Pindemonte ilpoeta del cuore. Ei tei commuove; e tu più piaci a te stesso.
Tale pure apparisce nc\VArminio, tragedia nobilissima, nellaquale pare a me sì felice il maneggio e il contrasto degli affetti,