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zione: e i Ragione menti sulla Vita di Gesù Cristo, quei su 'Fattidegli Apostoli, ’o Lesioni storico-morali sulla Sacra Scrittura, e ilFiore di storia ecclesiastica, non ancor per intero venuto a luce (4),danno prove certissime della verità del mio detto. Possesso v’ ègrande dell’uno e dell’altro Testamento e dei Dottori di S. Chiesa,dell’Angelico in ispecie, che per acutezza di mente ad ogni altrosta sopra: i racconti eie moralitadi acconciamente si alternano; equelli animati son sempre, e queste, con verità dedotte e con in-gegno, scendono or dolcemente or con impeto al cuore, clic frenonon cura di umano argomento, se eterna legge già non vi seggaregina a governarne gli affetti. Se faccia mestieri addur lunghipassi dei libri divini, sono questi colla dignità, eh’è da loro, ren-duti in volgare. Non manca varietà di modi in somiglianza disentenze; e procede in ampissima copia la dettatura. Solo è da ri-prendere alcun difetto nell’uso di nostra lingua; del qual difettofarò parola più innanzi: e la farò con dispiacimento, perchè l’in-contro in uomo che del gentile idioma più che ogni altro conob-besi dell’età nostra, che ottimamente meritò d’esso, e che opinionen’ebbe giustissima. Della perizia somma del Cesari nella nostrafavella riposte sono le principali prove nel dialogo che dalle Grazies’intitola, e in quelli che le Bellezze riguardano della DivinaCommedia . Si recan nel primo molti luoghi dei nostri buoni scrit-tori, in ispecie di quelli del Trecento, e se ne notano con giustezzae verità quelle pure eleganze, che non tutti di per sè soli scoprirvi saprebbero: al che premettcsi acconciamente, che belle sono leparole e le frasi, non perchè tali ne paiono per l’uso di così giudi-carle; ma sì per la forma intrinseca di loro, che l’anima nostrarisponder vede all’obietto ch’esse dinotano. Ogni difficoltà, che inquanto alla lingua incontrar si possa nelle tre cantiche-dell’Ali-ghieri, sciolta è nei dialoghi eh’ io memorava, ev’è ogni bellezzaappien dichiarata; afforzandosi le prove, nell’una cosa e nell’altra,col raffronto d’altri passi dell’ottime scritture. Potea dirsi, che la
(4)* Grandemente devota al Cesari, perchè adorna di non pochi cul-tori dei buoni studi, tra noi si mostrò sovra le altre la città di Prato, laquale in breve giro di anni mandò fuori pe’ torchi di due suoi tipo-grafi, buona parte delle Opere sacre di quest’ insigne maestro. Le ram-memorate qui sopra, or tutte complete; c più un volume di Opuscolimorali , i più rarissimi, videro la luce per la ben nota tipografia (alasti.*