ÌIGI
Ma con questo oscurati non restano i molti e grandi me-riti di lui; che, a racchiuder la sua lode in un detto, fu inge-gnoso, erudito, eloquente, infaticabile, e di somma utilità allalingua nostra; al cui studio infiammò i giovani dell’Italia , enon pochi eziandio vi rivolse di quei d’età più matura, che odi questo tesoro non eran solleciti, o il conculcavano con esul-tanza. Nè le sue bandiere seguiron soli i mediocri ingegni, masì pure i privilegiati. Primo è tra questi il celebre Monti, chequanto a lingua ed a stile ito a disfreno nelle sue Prolusioni,più servò regola in quelle prose che scrisse di poi. Ma dirò dilui risalendo al principio.
V incenzio Monti, nato in Fusignano (5) il 19 febbraio del1754, fu istituito alle lettere nel seminario di Faenza . Appar-sovi inetto a poetare in latino, fu condannato con improvidapena a studi inferiori. La qual onta non gli abbattè l’animo;ma sì piuttosto innalzollo, e gli crebbe ardimento. Datosi in-fatti nell’ occulto silenzio della sua stanza alla lettura della di-vina Eneide , la meditò si profondamente ed in ogni suo pregio,che ben compresa, gli entrò di facile nella tenace memoria. Diqui, e dall’ingegno, le sue latine poesie di frase tersa e di venaricchissima; e il primo slancio delle volgari, in che poi salirlo vedemmo in grandissima nominanza. Se non che, quanto aqueste sì rigoglioso ne spuntò il germe, che in versi ruppesid’estro improvviso.
Il canto improvviso è peculiar laude di nostra dolce favella,e per ciò stesso degno che s’abbia in ammirazione. Ma queglipure che vi riesca eccellente, non altra fama potrà acquistarsi,salvo quella che assomigliar mi piace ad essenza di fiore, chesparsa, l’aria impregna in un subito di sue sottilissime parti-celle odorose, e poco di poi si dilegua e si sperde. E se perbrama che l’estemporaueo tutto al suo giorno non entri neltumulo, si^prenda a raccogliere con frettolosa penna i subiti